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Sognando l’Europa: come si entra nell’UE?

Le regole del processo di allargamento dell’Unione

Unione Europea

Lo scorso 28 febbraio il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha firmato la candidatura del suo Paese all’Unione Europea. Nel corso di un intervento in videocollegamento durante una seduta plenaria del Parlamento europeo, Zelensky si è poi pronunciato in questo modo:

Il popolo ucraino vuole unirsi all’Europa. Questo è quello che vorrei sentire da voi, accogliete la richiesta di far parte dell’Europa. […] Stiamo lottando per sopravvivere. Stiamo dimostrando a tutti che siamo europei, l’Unione Europea può esser più forte con noi, ma senza di voi, noi saremo più soli. […] Dimostrateci che siete con noi, che non ci lascerete soli e che […] la vita vincerà contro la morte.[1]

Tuttavia, per poter entrare a far parte dell’Unione, ci sono dei criteri di adesione da dover soddisfare, e nella loro interezza. Ecco come si svolge – a grandi linee – il processo di allargamento dell’UE.

Sognando l’Europa: le 3 fasi del processo

La candidatura può essere avanzata da un qualsiasi Paese europeo, ma a condizione che si rispettino i valori democratici dell’Unione Europea e che ci si impegni a promuoverli. Tutti i candidati potenziali vengono aiutati dalla Commissione europea a “rispettare i criteri necessari, e [sostenuti] nell’attuazione delle relative riforme economiche e democratiche”, i cui risultati “devono essere concreti, sostenibili e irreversibili”[2].

Il processo di allargamento si articola, così, in 3 fasi principali, ognuna delle quali deve essere approvata da tutti gli Stati membri dell’Unione:

  • la prima è quella dell’accettazione della candidatura;
  • la seconda è quella dell’autorizzazione all’inizio dei negoziati di adesione;
  • dopodiché, una volta che i negoziati e le riforme ad essi associate siano stati approvati da entrambe le parti e completati, il Paese può passare dallo status di candidato a quello di membro effettivo: è la terza e ultima fase, quella di adesione all’Unione.
Unione Europea

A riconoscere all’Ucraina di Zelensky lo status di Paese candidato dovrà essere prima la Commissione, ma poi anche il Consiglio. La Bosnia-Herzegovina lo sta aspettando dal 2016 e così anche il Kosovo, che, però, non è nemmeno riconosciuto quale indipendente da alcuni membri dell’UE (Spagna, Cipro, Grecia, Slovacchia e Romania). Già accettate le candidature della Repubblica della Macedonia del Nord e dell’Albania, presentate rispettivamente nel 2005 e nel 2014, ma entrambe sono ancora in attesa del via libera per i negoziati. Ad averlo ottenuto sono stati, invece, la Turchia nel 2005, il Montenegro nel 2012 e la Serbia nel 2014, ma a nessuno dei tre è stato ancora riconosciuto lo status di Paese membro.

Sognando l’Europa: la conditio sine qua non

Ma quali sono questi valori conditio sine qua non perché l’UE accetti di allargarsi? Come recita l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea:

L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.[3]

Oltre ai suddetti valori, come già menzionato sopra, ci sono, però, anche degli altrettanto specifici criteri da soddisfare. Si tratta di 3 parametri, altresì noti come i “criteri di Copenaghen”, perché definiti nel corso di un Consiglio europeo tenutosi proprio nella capitale danese nel 1993.

Il primo criterio è politico: il Paese candidato potenziale deve essere dotato di istituzioni stabili, che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il rispetto e la tutela delle minoranze.

Il secondo è economico: il Paese candidato potenziale deve essere dotato di un’economia di mercato funzionante e delle capacità di far fronte alla competizione e alle forze di mercato interne all’Unione.

Il terzo e ultimo parametro è quello dell’acquis comunitario, espressione con la quale si intende l’insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che devono essere accolti senza riserve dai Paesi candidati e che vincolano tutti gli Stati membri dell’Unione Europea[4].

Sognando l’Europa: “aggiungi un posto a tavola” (?)

Ma come si colloca l’Ucraina all’interno di questo quadro? Secondo il Democracy Index 2021, un rapporto dell’Economist Intelligence Unit che misura lo stato della democrazia in 167 Paesi, l’Ucraina viene classificata tra i cosiddetti “regimi ibridi”.

Il Democracy Index distingue, infatti, tra 4 diversi tipi di regimi democratici:

  • le democrazie complete;
  • le democrazie imperfette;
  • i regimi ibridi;
  • i regimi autoritari.

Nella terza macro-categoria rientrano, dunque, quelle nazioni – e tra queste, secondo gli autori del rapporto, anche l’Ucraina – che “comunemente hanno governi che mettono pressione all’opposizione, una magistratura non indipendente e una corruzione estesa, pressione sui media, debole principio di legalità e falle più pronunciate delle democrazie imperfette nel campo della cultura politica sottosviluppata, bassi livelli di partecipazione politica e problemi nel funzionamento del governo”[5].

Unione Europea

L’Italia, che – come ha dichiarato proprio ieri il Primo Ministro Mario Draghi – vuole l’Ucraina nell’Unione Europea, si trova, invece, non tra le “complete”, ma tra le “democrazie imperfette”.

Al di là di questo, però, sarà proprio il “Bel Paese” a farsi simbolo e portavoce dell’europeismo attuale grazie al “Progetto Ventotene” per il recupero del Carcere di Santo Stefano, sull’isola di Ventotene, dove sorgerà la “Scuola di Alti Pensieri”, un polo culturale dedicato a David Sassoli, l’ex-Presidente del Parlamento Europeo deceduto all’inizio di quest’anno[6].


[1] Redazione, “L’Ucraina deve entrare subito nell’Unione europea, dice Zelensky”, Linkiesta, 1 marzo 2022. Consultabile al seguente indirizzo https://www.linkiesta.it/2022/03/zelensky-parlamento-europeo/.

[2] “Allargamento dell’UE”, Commissione europea. Consultabile al seguente indirizzo https://ec.europa.eu/info/policies/eu-enlargement_it.

[3] Consultabile al seguente indirizzo https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A12016M002.

[4] Cfr. “Conditions for membership”, European Commission. Consultabile al seguente indirizzo https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/enlargement-policy/conditions-membership_en.

[5] Redazione, “Democracy Index 2020, il 70% dei Paesi accusa un declino a causa delle restrizioni di libertà”, Il Sole 24Ore, 19 febbraio 2021. Consultabile al seguente indirizzo https://www.infodata.ilsole24ore.com/2021/02/19/declino-democrazia/.

[6] Cfr. Desirée Maida, “Intitolato a David Sassoli il Progetto Ventotene, polo culturale nell’ex carcere di Santo Stefano”, Artribune, 18 gennaio 2022. Consultabile al seguente indirizzo https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2022/01/intitolato-david-sassoli-progetto-ventotene-polo-culturale-ex-carcere-santo-stefano/

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Autore articolo

Federica Fiorletta

Federica Fiorletta

Redattrice

Laureata in Lingue, Culture e Traduzione Letteraria. Anglista e francesista, balzo dai grandi classici ottocenteschi alle letterature ultracontemporanee. Il mio posto nel mondo è il mondo, viaggio – con il corpo e/o con la mente – e vivo per scrivere.

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