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Censura di ieri e di oggi: viaggio nella storia della libertà di espressione

Nel frattempo la celebre battuta di Lino Banfi “Porca puttena” è stata censurata dal Movimento Italiano Genitori.

censura

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Costituzione italiana

Questi i primi due commi dell’Articolo 21 della Costituzione italiana che sancisce la libertà di espressione per tutti i cittadini senza alcuna differenza di sesso, etnia, nazionalità, orientamento politico ecc. Dopo venti anni di dittatura fascista i nostri padri costituenti hanno voluto suggellare il ritorno alla libertà di espressione con questo articolo. Ma a distanza di oltre 80 anni dalla promulgazione della carta costituzionale qual è il nostro rapporto con questo diritto?

Reporter Senza Frontiere (RSF), organizzazione non governativa e no-profit che promuove e difende la libertà di informazione e di stampa nel mondo, ha stilato la sua tradizionale classifica annuale. Il paradiso per i giornalisti, come da tradizione, ha le sembianze della penisola scandinava con Norvegia, Finlandia e Svezia posizionate rispettivamente al primo, secondo e terzo posto (qui potete scorrere la lista completa). Per il 2021 l’Italia si conferma al 41° posto ma ciò che ci interessa è soprattutto la coda di questo elenco. Dalla posizione 108 alla 180 si hanno i Paesi contrassegnati dal colore rosso e nero, ad indicare le nazioni in cui questo diritto è negato o comunque fortemente limitato dalla censura.

L’Europa ed una parte significativa dei Paesi più sviluppati hanno seguito, nel corso degli anni, un proprio percorso democratico che ha condotto ad una certa libertà ma non per tutti è stato così. Le stesse potenze occidentali sono tutt’ora sotto la lente di osservazione – come il report di RSF testimonia. Un diritto non è per sempre e va tutelato: nuove forme di censura sono sempre dietro l’angolo. Ma vediamo per gradi come questo concetto si sia evoluto nei secoli.

La censura nei secoli

Dove c’è potere c’è qualcuno che vorrebbe avere il controllo di ciò che si dice a proposito del proprio operato. Non sorprende, quindi, il fatto che possano rintracciarsi le prime forme di censura già nell’età antica. Nelle polis greche così come nell’Impero romano già si osservavano casi di roghi di libri e di censura da parte di politici, interessati a far prevalere la propria versione dei fatti. La stessa possibilità di esprimersi liberamente era un elemento di differenziazione tra cittadino e schiavo, tra cittadino e straniero.

“Secondo Tacito, nel 1° sec. d.C., dopo il consolidamento del regime autocratico, a Roma scomparve la libera manifestazione di opinioni relative agli avvenimenti pubblici”[1]. Ma è con il Concilio di Nicea (325 d.C.) che si definisce la verità di fede – ed automaticamente anche cosa non lo è[2]. Per secoli la Chiesa di Roma ha dettato le regole su ciò che fosse giusto e sbagliato, creando fratture anche all’interno della sua stessa organizzazione.

Lo stesso San Francesco, che aveva fatto voto di povertà assoluta, giudicava un vizio di superbia il fatto di possedere libri, non tanto per l’oggetto in sé quanto per l’idea di superiorità che dal sapere deriva. Alla fine il divieto non è stato inserito nella regola francescana ma ciò ci dà la misura del clima dell’epoca. L’intero ‘200 è stato segnato dalla censura dettata dagli ordini ecclesiastici, dalla Facoltà di Teologia di Parigi e dal Papa di Roma. Un conflitto ben raccontato anche dall’opera di Umberto Eco, Il nome della rosa, in cui il semiologo italiano narra le vicende ruotanti attorno alla biblioteca di un monastero e alle dispute tra benedettini e francescani su cosa fosse eretico e cosa no.

Dall’Inquisizione alla contemporaneità

È stata proprio l’eresia a determinare i secoli successivi. Tutta Europa è stata investita dall’influenza cattolica ma con livelli ed esiti differenti. Spagna, Italia e Portogallo sono stati i tre Paesi maggiormente influenzati dal potere papale e, di conseguenza, qui l’Inquisizione ha colpito con maggior forza. Vittime eccellenti sono stati Galileo Galilei e Giordano Bruno ai quali fu chiesto di abiurare le proprie teorie: il primo lo fece, il secondo finì bruciato sul rogo in pubblica piazza a Campo de’ Fiori, a Roma.

Ma è in questi secoli, tra ‘500 e ‘600, che si inseriscono nuovi fattori. L’invenzione della stampa ha dato l’opportunità di cambiare i rapporti di forza tra autori, lettori ed il “controllore”. È in questo momento, infatti, che nasce la figura del magistrato che ha il potere di concedere o meno il permesso di pubblicare un’opera, lavorando attraverso una censura preventiva. Con la nascita dei grandi Stati Nazionali, poi, e la crescita del potere dei sovrani, le regole si sono fatte più stringenti: non si possono avere concetti contrari alla religione e al principe.

Insomma, il potere passa dalle mani degli amanuensi, che hanno la facoltà di omettere, censurare e, perché no, inventare di sana pianta pezzi interi di storie riportate nei libri, adesso la prospettiva cambia. Al tempo stesso, però, la stampa ha favorito la nascita anche di una contronarrazione rispetto alla propaganda ufficiale. È questo il caso, ad esempio, delle teorie di Martin Lutero e della Riforma protestante. Senza la stampa non si sarebbe avuta una diffusione così capillare delle sue idee.

Nonostante tutto, la trascrizione a mano di libri proibiti è continuata fino a tempi recenti, permettendone la circolazione. Con l’arrivo dei regimi totalitari e la nascita dei media di massa la censura ha assunto dimensioni, forme, linguaggi differenti.

Censura e propaganda

Negativamente influenzati dal clima vigente in Germania durante il periodo nazista, Theodore Adorno e Max Horkeimer, sociologi della famosa Scuola di Francoforte, hanno una idea negativa del rapporto tra pubblico e industrie culturali. La massa, secondo i due studiosi, subisce passivamente i messaggi prodotti dai mass media attraverso percorsi di manipolazione. “Nella cultura tecnologica l’uomo, ridotto a standard collettivi di comportamento, non ha più la capacità di difendersi dalla propaganda”[3].

Sono le strutture politiche e sociali attorno alle quali ruotano a determinare la forma ed il colore dei media. Non è un caso, dunque, osservare un totale controllo degli organi di stampa e di comunicazione in generale, in quei Paesi in cui vigono governi illiberali. Tornando alla classifica di RSF, in fondo alla lista si leggono nomi come la Corea del Nord, la Cina, Iran e Siria, Arabia Saudita, ecc.

L’arrivo di internet e le nuove forme di censura

L’arrivo delle nuove tecnologie e dell’infrastruttura di internet ha gettato fumo negli occhi dei primi studiosi del settore. Tra apocalittici – i quali giudicavano negativamente il web – e integrati – che si dicevano entusiasti – sicuramente la via intermedia era quella più misurata e realistica.

Internet ha effettivamente spalancato le porte ad una nuova comunicazione: slegandola da professionisti come i giornalisti, dando vita a nuove figure professionali e a nuovi linguaggi e formati di comunicazione. Dall’altro, però, ha ampliato le zone oscure, rendendo meno limpide le fonti e dando maggiore spazio di manovra a chi, malintenzionato, punta a polarizzare l’elettorato e l’opinione pubblica verso una tematica o l’altra, verso un politico o l’altro.

Campagna pubblicitaria di Benetton dal titolo Unhate.

Nuove forme di censura hanno fatto capolino nel nostro mondo, modificando profondamente il significato di ciò che è lecito o meno parlare e scrivere. La stessa Costituzione italiana, sempre all’articolo 21, nell’ultimo comma afferma:

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Costituzione italiana

I padri costituenti hanno voluto utilizzare l’espressione “buon costume” consci che le sensibilità di una società sono in continuo mutamento e ciò che rappresentava uno scandalo ieri, può non esserlo oggi. Ed è così che assistiamo alle censure operate da Facebook nei confronti di opere d’arte rappresentanti dei nudi del ‘500, o murales con Matteo Salvini e Luigi di Maio che si baciano coperti il giorno dopo. Per non parlare dei film, serie tv, canzoni e libri censurati totalmente o in alcune parti a causa delle tematiche affrontate, in primis l’omosessualità.

Porca Puttena

Niente a che vedere con le forme di censura tipiche di una dittatura o dell’Inquisizione spagnola ma comunque forme di censura. Ci sarà sempre qualcuno che la penserà in maniera differente da noi e chi si dirà disgustato da questo o quel comportamento ma il vantaggio di una democrazia sta anche in questo: poter dire (con educazione e rispetto) quello che si pensa, anche se contrario all’opinione della maggioranza.

Un autore di satira, un attore comico non devono aver paura di criticare il governo o di dire una parolaccia. Lino Banfi è forse uno dei simboli dell’Italia che è stata e le sue battute rappresentano una generazione. Bannare l’espressione “porca puttena”, nel 2021, a decenni dall’uscita del film, a noi sembra molto una stronzeta.


[1] Treccani, “La censura”, dizionario di storia, 2010. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.treccani.it/enciclopedia/la-censura_%28Dizionario-di-Storia%29/

[2] Vittorio Frajese, “La censura in Italia: Dall’Inquisizione alla Polizia”, Laterza, 2014. Consultabile al seguente indirizzo: https://books.google.it/books?hl=it&lr=&id=LTGODAAAQBAJ&oi=fnd&pg=PT3&dq=storia+della+censura&ots=ewEw1WfJYI&sig=lr-G_veqXxnvbCqnruPWJlNaV28&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false

[3] Gagliardi Carlo , Scuola di Francoforte, in Franco LEVER – Pier Cesare RIVOLTELLA – Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (16/09/2021). Consultabile al seguente indirizzo: https://www.lacomunicazione.it/voce/scuola-di-francoforte/

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari - autore

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
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