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Animali ibridi creati dall’uomo: dall’antichità a oggi

Dal primo mulo tumulato in Siria ai moderni ibridi uomo-scimmia, il nostro viaggio nelle mutazioni genetiche tra finalità estetiche e utilità

ibridi animali

Protagonista di poemi epici redatti da Omero ed Euripide, Bellerofonte è costretto, per una lunga serie di ingiustizie, a combattere, tra i vari nemici, anche Chimera. Figlia di Echidna, quest’ultima era un feroce mostro a tre teste – di leone, di capra e di drago – dalle quali sputava fuoco. Grazie al fedele cavallo alato Pegaso, l’eroe di Corinto riesce ad uccidere la bestia mitologica e a proseguire il proprio cammino.

Ovviamente un esemplare simile a Chimera non è mai esistito ma sia la natura che la mano dell’uomo hanno operato per sviluppare animali ibridi che unissero, almeno nelle intenzioni, le migliori caratteristiche di differenti razze animali in un nuovo esemplare. È questo il caso, ad esempio, della ligre (incrocio tra tigre femmina e leone), del tigone (incrocio tra tigre maschio e leonessa) e della liligre (incrocio tra un leone e una ligre femmina). Ma si tratta solo di alcuni casi celebri e emblematici. Sono innumerevoli gli esempi di ibridazione che si potrebbero fare: un caso su tutti? L’essere umano!

Animali ibridi: il primo caso storicamente accertato

Una recente scoperta ha riportato alla luce i resti di quelli che, per gli esperti, sembrerebbero i primi esemplari di ibridazione operata dall’uomo su un animale. Parliamo del kunga, una razza di asino diffusa tra le popolazioni mesopotamiche. Le ossa di uno di essi sono state rinvenute in un sito di sepoltura ad Aleppo, in Siria, risalente circa al 3.000 a.C[1].

Tavolette di argilla con scrittura cuneiforme ne descrivono la diffusione e l’utilizzo oltre che le caratteristiche fisiche: si trattava di una razza poco comune, particolarmente apprezzata tra le famiglie ricche, dalla corporatura tozza che conferiva loro grande resistenza e una velocità superiore al mulo. Non solo. Le testimonianze scritte riportano anche quelli che erano i programmi zootecnici per l’allevamento dei kunga, frutto dell’unione di due specie non specificate di equidi.

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Per avere certezza che si trattasse di un ibrido, i ricercatori hanno esaminato i resti ossei, sequenziandone il DNA nucleare, confrontando i risultati con il genoma di altri equidi, moderni e antichi, estinti e ancora esistenti. Non si trattava di un antenato di specie moderne ma dell’unione di due specie affini: una femmina di asino domestico e un maschio di asino selvatico siriano. Una scoperta che, secondo gli studiosi, ci da due importanti indicazioni: si tratta della prima traccia documentata di attenzione dell’uomo verso l’incrocio di specie animali; in secondo luogo, questa scoperta retrodata questa competenza umana ben prima di quanto si pensasse.

Animali ibridi: tra natura e scelta dell’uomo

Ci sono alcune specie che per collocazione geografica non si sarebbero mai potute incontrare ed accoppiare – come la tigre ed il leone – a meno che non fossero ospiti di una stessa struttura in cattività. Un esempio è quello del giaguone, un incrocio tra un giaguaro e una leonessa avvenuto in maniera del tutto spontanea in una riserva naturale in Ontario in cui i due esemplari erano ospiti.

In altre occasioni può avvenire che il fato possa mettere sul nostro percorso chi non ci si aspetta. È questo il caso dell’incontro tra un orso polare ed un grizzly, quindi un orso bruno. Un incrocio riscontrabile sia in natura che in cattività, come nel caso del giaguone, il cui frutto prende il nome di orso grolare.

C’è poi l’uomo che con le capacità di editing genetico è in grado di creare ciò che la natura non ha mai realizzato come una gallina nuda, senza penne. Il progetto è stato realizzato in Israele per sviluppare una specie in grado di vivere nei paesi caldi. O ancora vi è il caso del cane lupo di Saarlos, un incrocio tra pastore tedesco e lupa europea, dal carattere aggressivo, con tendenze ad ululare piuttosto che abbaiare. Ma quello tra lupo e cane è un rapporto che si è intersecato più e più volte nella loro storia evolutiva e che un nuovo studio ha ben raccontato.

È nato prima l’uovo o la gallina?

I cani domestici (Canis lupus familiaris) sono la specie di mammiferi con maggiore varietà per quanto riguarda la taglia: una differenza che varia di 40 volte tra la più piccola e la più grande. Ma a determinare i cambiamenti di questa variabile è il gene denominato IGF1, individuato dai ricercatori già circa 15 anni fa, e che ha la propria fonte nei lupi antichi[2].

I cani sono stati addomesticati a partire dai lupi negli ultimi 30.000 anni ma la grande varietà che abbiamo oggi è iniziata solo negli ultimi 200. Per capire in che modo la taglia si esprime a livello genetico, i ricercatori hanno effettuato delle indagini su 200 razze domestiche identificando 20 geni legati alla taglia che regolano l’elaborazione dell’insulina, il metabolismo degli acidi grassi, la segnalazione del TGFβ e la formazione scheletrica[3].

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Vi sono due versioni, o alleli, della variante: i cani con due copie di un allele tendevano a pesare meno di 15 kg, quelli con l’altra coppia di alleli pesavano più di 25 kg. I cani con una copia dei due alleli, invece, erano di taglia intermedia. La cosa più interessante è l’esame con gli altri canidi come coyote, sciacalli e volpi, usati come gruppi di controllo.

Tutte queste specie erano in possesso degli alleli della variante “piccola” di cui era in possesso anche il fossile di un lupo vissuto in Siberia circa 53.000 anni fa. Questo ci fa capire come i lupi antichi, in realtà, fossero piccoli e che quelli moderni, più grandi, siano frutto di una mutazione più recente[4].

Animali ibridi: il nostro amico fido

Tutte le razze di cane esistenti al mondo sono frutto di una selezione operata dall’uomo. Alcune sono più consolidate, come il Boxer (1885) e il Doberman (1870), altre sono molto più recenti, come il Puggle (anni ’80), incrocio tra un Beagle e un Carlino. L’intenzione era quella di selezionare le caratteristiche più appetibili e utili all’uomo per una questione estetica o funzionale.

Il Dogo Canario proviene dagli English Mastiff, introdotti nelle Canarie intorno al 1800 incrociati con il Bardino Majorero, una razza quasi estinta. Servivano per il combattimento ma con la sua proibizione, nel 1960, hanno rischiato l’estinzione. Oggi sono utilizzati per controllare il bestiame.

Emblematico il caso del Labradoodle, razza creata negli anni ’50 dall’incrocio di un Labrador e un barboncino nano, che è famoso per essere ipoallergenico. Sì, avete letto bene. In Cina, invece, si stanno portando avanti degli esperimenti per sviluppare nuove razze di cane più muscolose da affiancare alle forze di polizia. Ed è proprio qui, in Estremo Oriente, che troviamo alcune delle vicende più controverse.

L’etica ci fermerà?

Fin qui ci siamo limitati a parlare di animali ma la sperimentazione, o per meglio dire l’ibridazione, sta andando avanti. Molti Paesi occidentali pongono vincoli etici alle sperimentazioni genetiche o lo consentono fino ad un certo punto dello sviluppo dell’embrione. In Cina le indicazioni sono meno stringenti ed è proprio dal Paese del dragone che arriva la notizia di una ibridazione uomo-scimmia.

Il suo sviluppo non è stato portato a termine ma il team di ricerca ha parlato di risultati incoraggianti. Un esperimento frutto di un precedente tentativo effettuato tra uomo e pecora per ricerche sul pancreas. Una nuova frontiera è alle porte: l’uso degli animali per sviluppare tessuti pronti all’uso in caso di nostra necessità. Lo ritenete etico?


[1] Tess Joosse, “Donkeylike creatures may be first known hybrid animal made by humans”, Science, 2022. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.science.org/content/article/donkeylike-creatures-may-be-first-known-hybrid-animal-made-humans?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=628f2b80d3-briefing-dy-20220118&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-628f2b80d3-46136706

[2] Ewen Callaway, “Big dog, little dog: mutation explains range of canine sizes”, Nature, 2022. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.nature.com/articles/d41586-022-00209-0?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=b124caafb6-briefing-dy-2022028&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-b124caafb6-461

[3] J. Plassai, B. M. von Holdt, H. G. Parker, et al., “Natural and human-driven selection of a single non-coding body size variant in ancient and modern canids”, Current Biology, 2022. DOI:https://doi.org/10.1016/j.cub.2021.12.036 Consultabile al seguente indirizzo: https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(21)01723-1?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS0960982221017231%3Fshowall%3Dtrue

[4] Ewen Callaway, op. cit.

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
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