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Scoperto il perché non abbiamo più la coda

Il percorso genetico che ci ha portati al bipedismo

scimmie

Inutile girarci intorno. Gli esseri umani, come tante altre specie di scimmie e scimpanzé, erano dotati di un’appendice nella zona posteriore del corpo, comunemente identificata come coda. Nel corso dell’evoluzione, la coda è sparita, ma solo recentemente gli studiosi sono riusciti a risalire alle motivazioni nascoste dietro tale scomparsa.

Niente più coda: questione di DNA

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature[1], la causa risiede in una modifica genetica, talmente piccola da non poter essere definita una vera e propria mutazione, ma abbastanza cruciale da determinare la perdita della coda nel percorso evolutivo.
Tutto inizierebbe da una proteina isoforma, scoperta da un team di ricercatori della Grossman School of Medicine della New York University, che si è concentrato sull’analisi di 140 geni specifici[2], coinvolti nello sviluppo dell’appendice posteriore.

A differenza di altre specie, gli ominoidi, che comprendono oltre gli esseri umani, anche gorilla, scimpanzé, gibboni e oranghi, non possiedono la coda, sancendo un passaggio cruciale dalla vita legata sugli alberi a quella sul terreno. Tale percorso evolutivo è stato caratterizzato dalla perdita di una proteina nel gene Tbxt[3]. I ricercatori sono giunti a questa conclusione setacciando la sequenza di DNA, in cui hanno notato che proprio nella regione del gene Tbxt dei primati che non hanno la coda, risiede una piccola sequenza di DNA (definita trasposone) in grado di spostarsi da un punto all’altro del genoma.

Niente più coda: l’esperimento per convalidare la scoperta

Per essere certi che l’intuizione che avevano avuto fosse giusta, i ricercatori della Grossman School of Medicine hanno condotto l’esperimento su un gruppo di topi murini, utilizzati spesso in questo genere di esperimenti perché, dal punto di vista dello sviluppo, sono molto simili agli esseri umani. Il risultato è stato quanto atteso: inserendo la piccola sequenza che si sposta da un punto del genoma all’altro (denominata Alu), nella sequenza del gene Tbxt dei topini, è stato dimostrato che forme diverse della proteina isoforma codificata da Tbxt, corrispondevano all’assenza o alla diversa lunghezza della coda[4].

Che il gene Tbxt fosse importante per la regolazione di importanti mutazioni genetiche, anche con conseguenze gravose per la salute dell’essere umano, era già noto. Tra queste c’è, ad esempio, una patologia che colpisce la spina dorsale, chiamata spina bifida[5]. E proprio a partire dallo sviluppo di queste patologie rare, ma pur sempre esistenti, che gli studiosi hanno identificato in questa modifica genetica, una sorta di “salvataggio evolutivo” avvenuto probabilmente 25 milioni di anni fa, per cui tutte le specie che hanno perso la coda hanno ricevuto enormi vantaggi in termini di sopravvivenza.  

Ci sono ancora molti aspetti da indagare, ma in tutta probabilità, la perdita della coda e lo sviluppo di un minor numero di vertebre, nonché del coccige, ha segnato un momento importante per l’evoluzione in posizione eretta dell’uomo, verso il bipedismo.


[1] Bo Xia and the team, On the genetic basis of tail-loss evolution in humans and apes, Nature, 2024, articolo consultabile per interno al seguente link: https://www.nature.com/articles/s41586-024-07095-8

[2] Wired, Perché gli esseri umani hanno perso la coda?, articolo completo al link: https://www.wired.it/article/esseri-umani-coda-perche-l-hanno-persa/

[3] Questo acronimo sta per “T-Box Transcription”. Tali geni appartengono alla famiglia degli omeotici e sono partecipi delle mutazioni genetiche.

[4] Bo Xia and the team, On the genetic basis of tail-loss evolution in humans and apes, Nature, 2024, articolo consultabile per interno al seguente link: https://www.nature.com/articles/s41586-024-07095-8

[5] Ibidem.


Autore articolo

Sara Giovannoni

Sara Giovannoni

Redattrice

Copywriter pubblicitario, cinefila, nerd.
 Cerco di vivere la vita sempre con la curiosità e lo stupore di un bambino.
Amo scrivere delle cose che mi appassionano,
ecco perché spero di pubblicare, prima o poi, il mio libro sul Giappone.
 
Intanto keizoku wa chikara nari. 
Se volete, andate a cercare il significato!

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