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Alla scoperta dell’adroterapia

I vantaggi delle proprietà fisiche delle particelle per combattere i tumori

particelle

In questa settimana, nel programma italiano in onda su Rai1 “Che tempo che fa”, il conduttore Fabio Fazio ha ospitato la ricercatrice Lisa Licitra, specializzata in oncologia clinica e attualmente Direttore del CNAO, struttura complessa Oncologia medica 3 (tumori testa e collo), per parlare dell’adroterapia.

“L’adroterapia è una speciale forma di radioterapia, un trattamento che serve per curare i tumori. L’adroterapia, diversamente rispetto al trattamento con raggi x, che si avvale di campi elettromagnetici, la terapia adropica si avvale di particelle che devono essere accelerate quasi alla velocità della luce per poter raggiungere poi l’area del trattamento e hanno la caratteristica di essere precisissime.”

Queste sono state le parole utilizzate nell’ambito del programma TV, per introdurre questo particolare tipo di terapia sui tumori. Ma andiamo a vedere nel dettaglio di cosa si tratta.

Adroterapia: solo sei strutture in tutto il mondo

Ebbene sì. In tutto il mondo esistono solo sei strutture in grado di attuare l’adroterapia e una di queste si trova in Italia e precisamente a Pavia: la Fondazione CNAO – Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica. Ma cos’è l’adroterapia e perché ad oggi è così raro trovare centri che la praticano?
Iniziamo col dire che, l’adroterapia è una forma di radioterapia che si adopera nel caso in cui ci siano dei tumori difficilmente trattabili con un’operazione chirurgica e che, quindi, presentano rischi troppo alti per i pazienti (inoperabili); oppure se le tradizionali radioterapie risultano inefficaci. E, proprio a differenza di quest’ultima che si basa sull’utilizzo di raggi X o elettroni, l’adroterapia sfrutta protoni e ioni carbonio[1]. Tali particelle hanno un’efficacia maggiore contro le masse tumorali perché risultano più pesanti e dotate di maggiore energia rispetto ai normali elettroni.

Ma qui viene il difficile. Per poter essere più precisa possibile, gli adroni utilizzati nella terapia devono essere accelerati (quasi) alla velocità della luce tramite un acceleratore di particelle, proprio come quello presente al CERN (l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare). Questa accelerazione avviene all’interno del sincrotone, un dispositivo medico a forma di anello lungo 80 metri e collegato alle sale di trattamento in cui i pazienti vengono sottoposti alle terapie[2]. Adesso è più facile immaginare perché non tutte le strutture di cura oncologiche possono disporre di un simile macchinario.

Adroterapia: il funzionamento delle particelle

All’interno di questo anello, le particelle subiscono un’accelerazione di circa 30.000 chilometri in mezzo secondo per raggiungere l’energia necessaria alla terapia e, con un ulteriore supporto tecnico e tecnologico, vengono “puntate” verso la massa che deve essere colpita e distrutta.
L’efficacia degli adroni sta nella loro capacità di colpire profondamente il nucleo delle cellule tumorali, così da disintegrarlo e permettere al sistema immunitario dell’organismo di eliminarle.

La precisione microscopica di questa terapia consente di preservare gli organi e i tessuti circostanti il tumore, permettendo una ripresa più veloce del paziente, che accuserà in minor modo gli effetti collaterali, contrariamente alla tradizionale radioterapia o a un’operazione chirurgica invasiva, con conseguenti strascichi psico-fisici. Naturalmente, anche nel caso di una terapia adropica, le sedute possono variare in base alla tipologia del tumore: posizione, grandezza e stato. Come indicato sul portale ufficiale del CNAO, generalmente questa terapia viene effettuata sui pazienti una volta al giorno per 5 giorni consecutivi, per un periodo che varia dalle due alle sette settimane.

Adroterapia: gli adroni per combattere i tumori pediatrici

L’adroterapia può essere utilizzata su numerose tipologie di tumori, quelli dell’encefalo, del midollo spinale e della base cranica; quelli delle prime vie respiratorie e del torace, degli arti e della colonna vertebrale, e anche i tumori solidi pediatrici.
Per questa categoria in particolare, vengono sfruttati i protoni, con il vantaggio di non intaccare i tessuti circostanti con inutili irraggiamenti. Questo significa che i giovani pazienti avranno una ripresa maggiore, limitando o azzerando del tutto effetti collaterali su altri organi e, in aggiunta, avranno minori possibilità di sviluppare nuovamente un tumore in età adulta[3].

Adroterapia: c’è un però, mancano i radiologi

Si parla di reale innovazione di una terapia che per anni (e lo è ancora) è stata sfruttata per il trattamento di patologie oncologiche. L’adroterapia è l’evoluzione della radioterapia e spiana la strada al trattamento efficace di vaste categorie di tumori. L’obiettivo è estendere questa terapia a quante più patologie complesse possibili.

Per fare questo è imprescindibile un approccio multidisciplinare[4]. Come specificato dalla Dottoressa Licitra nell’ambito dell’intervista da Fazio, ma anche in altre occasioni, il gioco di squadra è la chiave per raggiungere l’obiettivo, partendo dalla diagnosi, passando per la valutazione della patologia, per poi giungere alla terapia, sempre più personalizzata. Da soli non si può riuscire in questo.
È per questo motivo che il CNAO dialoga continuamente con i colleghi di tutto il mondo, per procedere a valutazioni cliniche approfondite su altre patologie e aprendo la strada ai trattamenti adropici anche su tumori ai polmoni e prostata. Una lista che va man mano riempita sempre di più, per un futuro in cui le patologie oncologiche complesse non fanno più paura.

Ma il problema è che l’evoluzione tecnologica in campo medico corre veloce, come in tutti gli altri ambiti, e bisogna starci dietro. In Italia, a tal proposito, c’è una carenza non indifferente di radiologi. Potrebbe sembrare un problema di poco conto, ma se si riflette sulle potenzialità di un macchinario di ultima generazione, senza chi lo governa, queste potenzialità resteranno inespresse. Diventa dunque, di prima necessità investire sulle figure mediche professionali che vengono formate di pari passo all’innovazione tecnologica, perché diventeranno il motore di questo stesso avanzamento.


[1] CNAO, Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, https://fondazionecnao.it/adroterapia/cos-e-l-adroterapia

[2] Ibidem.

[3] I tumori dell’adroterapia in età pediatrica, https://fondazionecnao.it/accesso-alla-terapia/pazienti-pediatrici

[4] OMAR, Adroterapia per il trattamento di malattie rare,  https://www.osservatoriomalattierare.it/i-tumori-rari/altri-tumori-rari/17686-adroterapia-un-approccio-innovativo-per-il-trattamento-dei-tumori-rari


Autore articolo

Sara Giovannoni

Sara Giovannoni

Redattrice

Copywriter pubblicitario, cinefila, nerd.
 Cerco di vivere la vita sempre con la curiosità e lo stupore di un bambino.
Amo scrivere delle cose che mi appassionano,
ecco perché spero di pubblicare, prima o poi, il mio libro sul Giappone.
 
Intanto keizoku wa chikara nari. 
Se volete, andate a cercare il significato!

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