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Guerra Russia-Ucraina: il mondo dello sport come risponde?

Le paure di un conflitto globale sono tornate e le reazioni tra gli sportivi sono molteplici

Copertina Guerra Russia-Ucraina: lo sport risponde

di Giandomenico Tiseo

“Più che gas ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto”. Il monologo un po’ editato di Charlie Chaplin, nella scena finale de Il Grande Dittatore, gode purtroppo di una tragica attualità. I demoni di una guerra vicina ai nostri confini sono tornati a farci visita e dai conteggi dei casi positivi al Covid si è passati in un amen a quello dei morti in Ucraina. L’umanità sembra tornata indietro di 80 anni in un conflitto di opposte propagande, nell’ormai consueta narrativa del buono e del cattivo. Ma è davvero così?

La riflessione spontanea è che i responsabili siano molti e vi siano delle inequivocabili vittime. L’ostracismo nei confronti dei russi in quanto tali è parte dello show e a pagarne il prezzo sono stati anche autori del calibro di Fëdor Dostoevskij, non più tra noi e reo di appartenere a un’area geografica nemica. Probabilmente vi sarebbero state le basi per pubblicare un’edizione rivisitata de L’idiota.

Premessa lunga e necessaria per far capire come e quanto le derive belliche nel mondo dello sport siano evidenti.

Guerra Russia-Ucraina: il Muro di Berlino 2.0

Nei primi vagiti di marzo era arrivata la notizia secondo cui il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) manifestava una posizione molto chiara relativamente alla crisi russo-ucraina. Il target era quello di proteggere l’integrità delle competizioni sportive e garantire la sicurezza di chi vi partecipasse. Ciò consisteva nel porre un veto sulla presenza di atleti e funzionari russi e bielorussi agli eventi internazionali. In altre parole, rassegne prive di rappresentanti dei Paesi citati, senza curarsi di come e quanto vi fosse una (eventuale) presa di distanza dei singoli rispetto all’agire del Governo di Vladimir Putin. Un contesto da Muro di Berlino 2.0, in cui gli studi di storia a scuola e le testimonianze dei propri cari hanno preso forma in un background rivisitato, ma dalle logiche sempre divisive.

Stiamo dunque assistendo alle Paralimpiadi Invernali di Pechino nelle quali la selezione ucraina si sta facendo valere, aggiudicandosi medaglie a pioggia e gonfiando il proprio petto per regalare un sorriso in un momento in cui la luce non c’è nell’oscurità. Russi e bielorussi costretti a organizzare un’edizione speciale dei Giochi a Sochi, in segno di protesta, con alcuni di loro che prima di lasciare la Cina hanno rivolto ai rivali ucraini minacce vili e prive di umanità.

Di contro, la storia di Oksana Masters, fuoriclasse a livello paralimpico nelle rassegne a Cinque Cerchi Estive e Invernali, è l’evidenza di come e quanto vi possa essere un ponte tra Occidente e Oriente. 

Oksana Masters

Da Chernobyl a Pechino 2022

Nata il 26 aprile del 1986 a Chernobyl, teatro del terribile e noto incidente nucleare, Oksana ha dovuto fin da subito assorbire le sofferenze e rinascere dalle proprie ceneri: diverse malattie congenite indotte dalle radiazioni, oltre che l’abbandono dei suoi genitori alla nascita in un orfanotrofio ucraino. All’età di 7 anni il cambio di rotta e l’adozione di Gay Masters, una logopedista americana, non sposata e senza altri figli. Nuove sfide da vincere, più forti dell’amputazione di entrambe le gambe e dei continui interventi chirurgici alle mani.

Ostacoli superati perché in grado di accettarsi e di evolversi: “Vorrei vivere in un mondo in cui ogni singolo sportivo di ogni nazione possa competere liberamente e in pace”, le sue parole. Lottare per la pace, anche al prezzo della propria vita.

Dal campo da tennis a quello di battaglia

Così, alcuni atleti ucraini si sono arruolati nell’esercito. Tra questi, Sergiy Stakhovsky, ex tennista, che dalla racchetta capace di battere Roger Federer a Wimbledon è passato al fucile per scacciare gli invasori: “Non c’è giusto o sbagliato nella mia scelta. Se non mi fossi arruolato mi sarei sentito in colpa. Non so sparare e non ho nessuna esperienza nel combattimento. La maggior parte di noi non è stato addestrato ma abbiamo un ideale comune. Questa è l’ultima spiaggia. Putin minaccia con il nucleare e continuerà ad usare questa carta. L’unica speranza è che muoia, altrimenti farà proprio come Hitler quando stava dividendo l’Europa. Spaccherà le nazioni in due”, le sue considerazioni nell’intervista concessa a Lilly Gruber a Otto e mezzo.

Sergiy Stakhovsky

La spirale dell’odio è preoccupante e per questo non stupisce che anche la giocatrice di basket americana, Brittney Griner, da anni tra le fila dell’Umcc Ekaterinburg per un ingaggio importante fuori dalla stagione regolare della WNBA, sia stata arrestata in Russia con l’accusa di essere in possesso di olio di hashish. Un caso diplomatico, con gli Usa che temono l’agire di Mosca, considerando l’atleta una sorta di pedina di scambio con altri prigionieri.In tutto questo si è testimoni inermi di una nuova follia nell’incapacità di adattarsi e di accettare le naturali diversità.

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