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Crescita popolazione mondiale, saremo davvero 11 miliardi nel 2100?

Africa e Asia saranno i due traini per la futura crescita della popolazione globale

crescita popolazione mondiale

Di quanto sarà la crescita della popolazione mondiale? Si interromperà mai questa curva in salita? In che modo questa crescita si coniuga con lo sfruttamento delle risorse della Terra? Una delle principali sfide della contemporaneità sta nella capacità di prevedere le future trasformazioni demografiche ed agire con delle politiche adeguate. Il sistema si regge su un delicato equilibrio sul quale è importante vigilare: non dobbiamo essere troppi ma nemmeno troppo pochi. Ma cosa ci dicono le statistiche ufficiali? Vediamolo assieme.

Crescita popolazione mondiale: le proiezioni dell’ONU

Secondo la Divisione Popolazione del Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite al momento la popolazione mondiale si attesta attorno ai 7,7 miliardi di persone. Nel 2050 i numeri dovrebbero crescere sino ai 9,7 miliardi mentre nel 2100 le cifre dovrebbero essere pari 10,9 miliardi.

Ma non si tratta che di una crescita che sta rallentando rispetto ai decenni passati. L’attuale transizione demografica che stiamo vivendo ha mosso i primi passi agli inizi dell’800 e si prevede si interromperà verso la fine di questo secolo. Fino al ‘700, infatti, la popolazione globale è cresciuta a ritmi molto lenti (0,04% annuo) a causa dell’alto livello di mortalità infantile che compensava l’altrettanto elevata fertilità.

Con il miglioramento delle condizioni di vita e di salute e la conseguente diminuzione della mortalità si è registrata una crescita vertiginosa che ha toccato il proprio picco nel 1968.

Insomma, la popolazione mondiale è cresciuta di sette volte nel giro di due secoli: attualmente ogni anno nascono 140 milioni di persone e ne muoiono 58 milioni, segnando un aumento annuo di 82 milioni di persone presenti sul pianeta. Così facendo, nel 2100 la popolazione sarà cresciuta di 10 volte in 250 anni ma si interromperà anche questa lunga fase di transizione.

Crescita popolazione mondiale: chi scende e chi sale

The World Population Prospects 2019: Highlights presenta i principali risultati del 26° round delle stime e delle proiezioni della popolazione mondiale delle Nazioni Unite. Il rapporto include stime aggiornate della popolazione dal 1950 ad oggi per 235 paesi o aree, basate su analisi dettagliate di tutte le informazioni disponibili sulle tendenze demografiche storiche rilevanti”[1]. (Fonte: ONU)

La crescita varia molto tra Paese e Paese. Da qui al 2050 gli Stati che rappresenteranno oltre la metà della crescita mondiale sono India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Repubblica Unita di Tanzania, Indonesia, Egitto e USA. L’elemento molto interessante sta nella distribuzione della crescita a livello continentale[2].

Entro il 2100 8 persone su 10 vivranno in Africa e Asia. Nel continente africano attualmente vivono 1,3 miliardi di persone e se ne prevedono 4,3 miliardi nel 2100: in termini di percentuale si passerà dal 17% al 40% della popolazione mondiale. L’Africa subsahariana nel 2050 dovrebbe far registrare un +99% di popolazione.

In Asia, al momento, vi sono 4,6 miliardi di persone e nel 2050 ce ne saranno 5,3 miliardi per scendere ai livelli attuali nel 2100: il 60% attuale diminuirà al 40% della popolazione globale. Nel 2070 dovrebbe avvenire il passaggio di consegne tra Cina e India per il titolo di Stato più popoloso al mondo.

Gli altri continenti dovrebbero rimanere pressoché invariati eccetto per quello europeo, l’unico che dovrebbe perdere circa 110 milioni di abitanti alla fine del secolo.

L’Italia? Il nostro Paese ha toccato il suo massimo di popolazione nel 2017 con 60,67 milioni di abitanti ma sempre secondo l’ONU scenderà a 39,99 milioni nel 2100: molto meno rispetto ai 46,60 milioni del 1950.

Crescita popolazione mondiale: una questione di metodo

Ma chi e come vengono effettuate le proiezioni sulla crescita di popolazione? Fino a tempi recenti la maggior parte degli studi sono stati effettuati dall’ONU ma ultimamente anche altri istituti si sono fatti avanti proponendo una propria valutazione sulla base di proprie tecniche. Da qui una discrepanza tra le varie proiezioni delle distinte agenzie.

Il principale strumento per valutare effettivamente quante persone ci siano in un dato momento al mondo è il censimento. Strumento già utilizzato nel 4.000 a.C. dai babilonesi per calcolare con esattezza il fabbisogno di cibo della popolazione e utilizzato regolarmente anche nell’Antico Egitto, nell’Impero Romano e in quello cinese.

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Tuttavia non tutti i Paesi sono in grado di assicurare lo svolgimento di un censimento: l’ultima volta che è stato effettuato in Afghanistan era il 1979; mentre in Congo l’ultimo risale al 1984.

Per questo motivo molte agenzie si basano sull’indice di fertilità.

L’ONU è solito suddividere la fertilità in tre fasi[3]: che rallenta, declina e si riprende. Ogni Paese viene posizionato in una di queste tre fasi modellandoli per 100mila possibili sviluppi futuri. Da questi ultimi si calcola la mediana e si prende come riferimento il più realistico tra quelli possibili.

L’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) di Vienna, invece, richiede l’intervento di sociologi, demografi sulla base di accadimenti sociali, sanitari ed economici. La variazione da un Paese e l’altro è molto alta ma comunque inferiore a quella pronosticata dall’ONU.

L’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) presso la School of Medicine dell’Università di Washington a Seattle si basa sulla fertilità di coorte completata a 50 anni: ossia si conta il numero di figli avuti da ciascuna donna al raggiungimento dei 50 anni di età. Questa informazione, unita ai livelli di istruzione e al bisogno contraccettivo non soddisfatto, sembra fornire (secondo gli autori) un quadro più chiaro e realistico.

Che ne sarà di noi?

Quale approccio tra questi è il migliore? Difficile dirlo anche per gli stessi esperti del settore che hanno espresso perplessità soprattutto in merito al metodo dello studio statunitense. Non solo. Molti demografi hanno firmato una lettera pubblica inviata alla rivista scientifica The Lancet, che si è occupata di pubblicare lo studio, in cui mostrano il proprio dissenso.

La maggiore preoccupazione si riferisce alle politiche che i governi potrebbero intraprendere sulla base delle informazioni in merito alle future proiezioni su invecchiamento e fertilità. Alcuni Paesi, ad esempio, potrebbero voler decidere di limitare l’accesso all’aborto o ancora limitare il numero di figli per coppia come è già successo in passato per la Cina e Singapore.

Molti demografi hanno scelto di non schierarsi e di concentrarsi sul raffinamento delle tecniche di raccolta dati, come ha fatto Tom Wilson, demografo presso l’Università di Melbourne. “L’unica cosa purtroppo delle proiezioni demografiche è che si riveleranno sempre sbagliate”.


[1] ONU, “Growing at a slower pace, world population is expected to reach 9.7 billion in 2050 and could peak at nearly 11 billion around 210”, 2019. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.un.org/development/desa/en/news/population/world-population-prospects-2019.html

[2] Max Roser, “Future Population Growth”, Our World in Data. Consultabile al seguente indirizzo: https://ourworldindata.org/future-population-growth

[3] David Adam, “How far will global population rise? Researchers can’t agree”, Nature, 2021. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.nature.com/articles/d41586-021-02522-6?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=a664fb8a7b-briefing-dy-20210922&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-a664fb8a7b-46136706

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
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