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La conquista dei cieli: il 17 dicembre 1903 il primo volo dei fratelli Wright

Dagli Stati Uniti ai primi voli italiani

Primo volo - Flyer I

È insito nella natura umana il desiderio di volare? Storicamente, il cielo ci ha sempre affascinato. Basti pensare al mito di Icaro che fuggì da Minosse e dal suo labirinto, volando grazie alle ali di cera che suo padre Dedalo gli aveva costruito su misura[1]. Oppure ai progetti del genio di Leonardo da Vinci che sul finire del Quattrocento dedicò il suo tempo agli studi sul volo. Studi che lo portarono a progettare una vera e propria macchina volante[2].

Eppure si è dovuto attendere la fine dell’Ottocento per veder realizzati i primi seri tentativi di costruire un mezzo più leggero dell’aria, in grado di librarsi nel cielo. Tentativi che, purtroppo, sono anche costati la vita a Karl Wilhelm Otto Lilienthal, pioniere dell’aviazione di nazionalità tedesca, che rimase vittima di una rovinosa caduta in uno degli esprimenti con il proprio velivolo. Era il 1896. Mancavano pochi anni al coronamento del sogno condiviso nei secoli da così tanti uomini. A realizzarlo ci avrebbero pensato due fratelli di Dayton (Ohio), tipografi e proprietari di un negozio di biciclette.

Orville e Wilbur Wright: il primo volo della storia

Come spesso accade in occasione delle prime grandi scoperte, sul finire dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo, in tanti appassionati si cimentarono nella costruzione di avveniristici velivoli. Solo pochi mesi prima del riuscito tentativo dei fratelli Wright, Samuel Langley, ex-segretario della prestigiosa Smithsonian Institution, aveva tentato il colpaccio, fallendo miseramente. Ciò che mancò a Langley, col senno di poi, fu la mancanza di empirismo in grado di evidenziare i problemi e le difficoltà del velivolo. Orville e Wilbur Wright non commisero lo stesso errore. Prima di effettuare un vero volo ufficiale cercarono di studiare con attenzione e risolvere le principali criticità che l’impresa comportava.

In primis era necessario realizzare una struttura che permettesse di controllare il velivolo ma anche di studiare un metodo per staccarsi dal suolo e vincere la gravità. Quali materiali utilizzare per la costruzione delle ali e in che modo si sarebbe comportata la struttura dinanzi a differenti flussi d’aria? I quesiti necessitavano di un profondo studio dei principi matematici e fisici che sono alla base del volo. Nella propria bottega di Dayton, Oville e Wilbur Wright costruirono una piccola galleria del vento e col supporto del meccanico Charlie Taylor, riuscirono a costruire un primo motore col giusto rapporto potenza-peso. Stesso discorso per la costruzione dell’elica. Si trattava di un vero e proprio lavoro di progettazione e realizzazione di tipo artigianale, oltre che pionieristico.

Primo volo fratelli Wright

17 dicembre 1903, si fa la storia dell’aviazione

Per svolgere le tutte le prove del caso, i fratelli Wrigth dovettero spostarsi dall’Ohio al North Carolina, luogo più adatto ad effettuare i test. Ed è proprio qui, a sud di Kitty Hawk, che i due fratelli tentarono, il 14 dicembre, un primo volo, fallito senza subire troppi danni. Ci riprovarono tre giorni più tardi, il 17 dicembre 1903. Scelsero di non montare un carrello, per non appesantire il velivolo, ma di far decollare l’aereo facendolo rullare direttamente su una rotaia a cui era attaccato tramite un cavo. Ebbene, quel giorno, il Flyer (questo il nome del biplano), volò per la prima volta per 12 secondi, percorrendo 36 metri. Nell’arco della stessa giornata furono quattro in tutto i tentativi effettuati, l’ultimo dei quali durò 59 secondi, con una percorrenza di 260 metri.

Dopo il successo, il Flyer venne smontato e riposto in delle casse nel retrobottega del negozio di Dayton. Negli anni a seguire venne sostituito da altri modelli: Flyer II, Flayer III, Model A e Model B. Il Flyer I venne recuperato solo nel 1916 quando venne esposto come reperto storico ed orgoglio nazionale, in diverse mostre negli USA. Come tutte le grandi imprese, anche quella dei Wright scatenò delle gelosie. Prima fra tutte della Smithsonian Institution che aveva visto sfumare le possibilità di successo del già citato Langley. La prestigiosa istituzione americana arrivò addirittura a negare il successo dei due fratelli. Orville Wright (l’unico rimasto dei due fratelli) decise, dunque, di donare il velivolo allo Science Museum di Londra, dove rimase fino al 17 dicembre 1948, data in cui l’aereo tornò negli Usa per essere collocato all’interno degli ambienti espositivi proprio dello Smithsonian.  

I primi tentativi di volo in Italia

Dati i numerosi tentativi effettuati, crebbe l’interesse attorno al volo e anche in Italia, agli inizi del ‘900 cominciarono i primi esperimenti. Il primo a riuscire, concretamente, ad alzarsi in volo con un biplano, su territorio italiano, in realtà fu un francese. Ferdinand Léon Delagrange effettuò due tentativi a Torino. Il primo il 27 giugno 1908 alla presenza di poche centinaia di curiosi. Il secondo tentativo avvenne il 5 luglio, questa volta con grande clamore da parte dell’opinione pubblica torinese, tanto che l’esperimento avvenne alla presenza di personaggi illustri della società del tempo, oltre ad alcuni membri di Casa Savoia. Non solo. Con sé portò dei passeggeri. Thérèse Peltier, prima donna al mondo a volare, e Carlo Montù, ingegnere e deputato del Regno d’Italia.

Primo volo in italia - Delagrange

Meritevoli di menzione anche Aristide Faccioli e suo figlio Mario[3], quest’ultimo uno dei primi ad ottenere il brevetto di volo nel nostro Paese. Insieme, all’Ippodromo di Mirafiori, riuscirono a compire un volo di circa 60 metri a bordo di un triplano prima di ricadere rovinosamente a terra. La vera leggenda italiana, però, rimane la figura di Mario Calderara, della Marina Militare italiana, che si appassionò precocemente al lavoro dei fratelli Wright con i quali intrattenne per anni una fitta corrispondenza.

Mario Calderara, un pioniere italiano

Sulla base delle indicazioni fornitegli dagli americani, Calderara sviluppò un primo biplano che fece volare nel 1907 nel golfo di La Spezia. Su spinta di una nave, raggiunse i 15 metri di altezza prima di crollare in mare e rischiare di annegare. La vera svolta si ebbe l’anno successivo quando a Roma conobbe Delagrange e Voisin (suo costruttore). Con quest’ultimo l’aviatore italiano realizzò il Calderara Goupy, biplano che volò con successo l’11 marzo 1909 a Buc (Francia).

I successi dell’italiano non si fermarono qui. Nel 1909, presso l‘aeroporto di Centocelle ebbe l’opportunità di prendere lezioni di volo direttamente da Wilbur Wright. Dote che gli valse, un anno più tardi, l’assegnazione per acclamazione del brevetto di volo numero 1 da parte dell’Aero Club Italia. Infine, nel 1911 portò a termine la costruzione di uno dei primi modelli di idrovolante.

Primo volo - Mario Calderara brevetto di volo


[1] Treccani, “Icaro”. Consultabile al seguente indirizzo https://www.treccani.it/enciclopedia/icaro/#:~:text=Mitico%20figlio%20di%20Dedalo%20e,da%20lui%20fu%20detto%20Icario

[2] Leonardo, “Macchine e studi sul volo”. Consultabile al seguente indirizzo https://www.leonardo3.net/leonardo/volo.php

[3] Aero Club Torino, “Il primo volo di un aereo italiano”. Consultabile al seguente indirizzo https://www.aeroclubtorino.it/it/storia/capitolo-2/452-il-primo-volo-di-un-aereo-italiano-2.html

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari - autore

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
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