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L’orologio che rallenta il tempo: vi presentiamo iAge

Come l’Intelligenza Artificiale può aiutare a prolungare la longevità dell’essere umano

Copertina iAge

Ultime dalla frontiera dell’Intelligenza Artificiale: si chiama iAge (dall’inglese “inflammatory ageing clock”) e si tratta di un “orologio” – sviluppato da un team di ricerca dell’Università di Stanford – che, calcolando la nostra età biologica (non necessariamente corrispondente alla nostra età anagrafica), potrebbe aiutare i medici-ricercatori a prolungare la longevità di noi esseri umani[1].

Ma in che modo precisamente?

Un orologio per misurare l’infiammazione

Lo studio è stato pubblicato su Nature in data 12 luglio 2021 e prevede l’utilizzo dell’infiammazione come parametro di valutazione dello stato di salute di una persona, sulla base del quale poter valutare il rischio di quest’ultima di sviluppare, con più o meno facilità, malattie legate all’invecchiamento, come quelle cardiovascolari o neurodegenerative.

Ne risulta il calcolo dell’età biologica della persona sottoposta ad analisi, che, basandosi proprio sulle sue effettive condizioni di salute, può, dunque, risultare maggiore o minore della sua età anagrafica, rivelando così quali sarebbero le sue prospettive di vita e come poter eventualmente intervenire per migliorarle, laddove necessario.

Si tratta del primo “inflammation clock”, ovvero del primo tool in assoluto a misurare l’infiammazione per valutare la qualità della salute e, quindi, della vita di una persona, essendo la seconda direttamente proporzionale alla prima. Quanto precedentemente fatto con altri “orologi”, infatti, è stato utilizzare i cosiddetti “marcatori epigenetici”, gruppi chimici che, con l’avanzare dell’età, si legano al DNA, pur non modificandone la sequenza, e che si trasmettono tramite divisione cellulare.

Immagine 2 iAge

La meccanica di iAge

Nel lessico medico, “infiammazione” – o, in gergo tecnico, “flogosi” – sta per “l’insieme di eventi a carattere reattivo che si realizza nei tessuti degli organismi animali superiori quando essi prendono contatto con agenti lesivi di varia natura”[2]. Normalmente, l’agente lesivo viene neutralizzato o comunque la lesione viene delimitata, ma perché ciò accada il nostro sistema immunitario deve essere in buona salute.

È proprio su questo che iAge vuole scommettere, avendo trovato nell’infiammazione tanto un punto di debolezza quanto di forza.

È vero, infatti, che il nostro corpo, invecchiando, è più facilmente esposto a flogosi ed è vero che quest’ultima può più facilmente cronicizzarsi, poiché le cellule, “danneggiate dal tempo”, emettono le molecole che ne sono la causa ed organi e tessuti finiscono per usurarsi. Ma è anche vero che l’infiammazione è un processo biologico che ormai si conosce approfonditamente ed è di fatto curabile. Da qui, l’idea di sfruttarla a nostro vantaggio.

Com’è nato questo nuovo orologio?

All’interno del progetto “1000 Immunomes” della facoltà di Medicina dell’Università di Stanford (lo studio, basato sulla popolazione, a proposito di immunologia e invecchiamento più grande al mondo), David Furman, specializzato in biologia dei sistemi, e Nazish Sayed, chirurgo vascolare, hanno analizzato 1001 campioni di sangue di persone con un’età compresa tra gli 8 e i 96 anni.

I ricercatori hanno combinato età anagrafica ed informazioni varie sulla salute dei partecipanti allo studio con un algoritmo di machine learning per rintracciare la presenza nel sangue di quelle proteine che sono sintomo di infiammazione in corso all’interno di un organismo. Il tutto, ovviamente, in chiave comparativa, allo scopo di indagare come i segni di flogosi cronica perdurano man mano che le persone invecchiano.

Stando ai risultati delle analisi, il maggior numero di segnali arriverebbe dalle cosiddette “citochine”, delle proteine prodotte da diversi tipi di cellule, che – non a caso – svolgono una funzione di controllo in vari processi biologici, ma soprattutto in quelli di infiammazione, risposta immunitaria, crescita e differenziamento cellulare.

Immagine 1 iAge

Dopo averlo sviluppato, i ricercatori hanno testato iAge utilizzando il sangue di 19 persone vissute oltre 99 anni, calcolando la loro età biologica e scoprendo che, in media, quest’ultima risultava di circa 40 anni inferiore alla loro età anagrafica, confermando l’ipotesi secondo cui le persone con un buon sistema immunitario possono vivere più a lungo.

Fermare le lancette dell’invecchiamento

Dati questi promettenti risultati, medici e ricercatori hanno suggerito di rendere il tool ancora più pratico (da test del DNA a un più semplice test del sangue), auspicandone, così, un’applicazione clinica, per poi passare da qui allo step successivo e fondamentale, quello rappresentato dalla medicina personalizzata.

Il prospetto, dunque, è quello di un futuro in cui chiunque potrà regolarmente sottoporsi ad analisi per valutare l’entità del rischio di sviluppare malattie legate all’invecchiamento. Potendone avere il controllo, quantomeno potremo affrontare questo processo inevitabile con molta più serenità.


[1] Cfr. Max Kozlov, “‘Inflammation clock’ can reveal body’s biological age”, Nature, 13 luglio 2021. Consultabile al seguente indirizzo https://www.nature.com/articles/d41586-021-01915-x?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=eea144dbf8-briefing-dy-20210714&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-eea144dbf8-46136706.

[2] “Infiammazione”, Treccani. Consultabile al seguente indirizzo https://www.treccani.it/enciclopedia/infiammazione/.

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Autore articolo

Federica Fiorletta - autore

Federica Fiorletta

Redattrice

Laureata in Lingue, Culture e Traduzione Letteraria. Anglista e francesista, balzo dai grandi classici ottocenteschi alle letterature ultracontemporanee. Il mio posto nel mondo è il mondo, viaggio – con il corpo e/o con la mente – e vivo per scrivere.

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