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Black Mirror stagione 6

Da serie profetica a specchietto per le allodole?

black mirror

Al suo debutto, nel lontano 2011, l’abbiamo tutti adorata. Black Mirror è stata una di quelle serie TV che ha dato lustro alla piattaforma Netflix e ci ha fatto abituare, fin da subito, a standard elevatissimi.
Distopica, affascinante, terrorizzante, una serie antologica che non ha avuto paura di descrivere i lati più oscuri del nostro futuro, in cui l’evoluzione tecnologica diventa un’angosciante rivoluzione dell’animo umano e scrutare al suo interno diventa irresistibile.
Proprio questa assuefazione ha fatto di Black Mirror un vero e proprio capolavoro, con alti e bassi certo, ma pur sempre un’opera degna di nota.

Ma che succede quando (quasi) tutto quello che racconti in una serie profetica si realizza (naturalmente a livelli differenti, per ora)? Pur di non rovinare quanto già fatto, cerchi di aggiustare il tiro, spostando il focus su nuove argomentazioni che hanno il sapore di quelle vecchie. E credo che sia proprio quello successo alla stagione 6.

Black Mirror stagione 6: qual è il focus?

Sono passati cinque anni dall’ultima stagione e c’è stata una pandemia mondiale di mezzo, ma Black Mirror si configura comunque una serie di altissimo livello con un cast davvero stellare: Aaron Paul (imm. 1, credits Today.it), Selma Hayek, Kate Mara, Josh Hartnett, Danny Ramirez (imm. 2, credits Esquire.com) e altri.
Ma è innegabile che qualcosa è cambiato.

Se gli episodi uno e tre, rispettivamente Joan è terribile e Beyond the sea, sembrano essere più fedeli alla cifra stilistica che ha caratterizzato Black Mirror fino a oggi, il resto della serie è un caleidoscopio di espressioni: vengono toccate tematiche true crime e fantasy. Quest’ultime vengono utilizzate come pretesto per esplorare alcuni aspetti angoscianti della nostra ‘quotidiana’ società, come la spettacolarizzazione dei fatti di cronaca oppure i limiti dell’etica professionale.

L’essere umano di Charlie Brooker è sempre egocentrico, egoriferito, opportunista. Consapevole che la società in cui vive è un completo disastro, lascia trasportarsi dagli impulsi più bassi, dato voce alle sue ossessioni e ai suoi lati oscuri, perché sembra che non possa far altro che lasciarsi andare alla deriva con il mondo intero.

Black Mirror stagione 6: voyeurismo e ossessione

Proprio ossessione e voyeurismo sono i fili conduttori di questi episodi con il resto della serie TV.
Due elementi di cui non si può fare a meno e che investono lo spettatore stesso: l’ossessione per il crimine, per l’oscurità e quello stridulo senso di sollievo che proviamo nell’assistere ai guai altrui, e il voyeurismo davanti alla morte e alla distruzione, che ormai guardiamo con distacco e curiosità.

La “componente tecnologica” sarà anche diminuita e l’asse leggermente spostata, ma le fondamenta di Black Mirror restano solide. E forse è proprio questa la virtù della serie, quella di essere cangiante senza mai rinnegare sé stessa, così da adattarsi a ciò che verrà domani, attingendo sempre da un’unica musa ispiratrice: noi.


Autore articolo

Sara Giovannoni

Sara Giovannoni

Redattrice

Copywriter pubblicitario, cinefila, nerd.
 Cerco di vivere la vita sempre con la curiosità e lo stupore di un bambino.
Amo scrivere delle cose che mi appassionano,
ecco perché spero di pubblicare, prima o poi, il mio libro sul Giappone.
 
Intanto keizoku wa chikara nari. 
Se volete, andate a cercare il significato!

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