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Grande Muraglia Verde, un Titanic che affonda nel deserto?

Un piano di ripristino ecologico ormai ventennale ma i lenti progressi preoccupano gli osservatori

Grande muraglia verde

Sono già passati 15 anni da quando l’Unione Africana – l’organizzazione internazionale che dal 2002 riunisce tutti gli Stati dell’Africa – ha dato la sua approvazione per l’ambizioso progetto della Grande Muraglia Verde. Si tratta di un piano[1] di ripristino ecologico mirato a combattere la desertificazione, secondo il quale si sarebbero dovuti recuperare ben 100 milioni di ettari degradati entro il 2030. La deadline è sempre più vicina, ma a che punto si è con questa grande opera?

Grande Muraglia Verde, cosa ci dicono i numeri

Lunga 8.000 km e larga 15 km, per un totale di 11 Stati coinvolti direttamente, la Grande Muraglia Verde è una valida iniziativa per arginare l’avanzata per deserto e recuperare terreni agricoli. Per riuscirci si sta cercando di creare una barriera di acacie, alberi molto resistenti alla siccità, in grado di trattenere acqua nel sottosuolo. Così facendo, si darebbe l’opportunità a milioni di persone di poter coltivare di nuovo la terra, generando reddito e cibo per sé stessi e la società, ricreando, allo stesso tempo, un ecosistema perduto.

Secondo la perizia di un gruppo di esperti commissionati dalle Nazioni Unite, nel 2020 si sarebbe stati a un punto compreso tra il 4 e il 20% del lavoro. Secondo il Global Land Outlook, un report della Convenzione delle Nazioni Unite dedicato alla lotta contro la desertificazione, pubblicato circa un anno fa, la situazione non sarebbe affatto cambiata. D’altronde, il progetto è ancora alla ricerca di finanziamenti: su un totale di 30 miliardi di dollari, ne sarebbero stati trovati 19 e ci sarebbe anche un problema di trasparenza a riguardo. Questi i dati al 2022.

Stando ad un gruppo di ricercatori della University of Wisconsin-Madison, si sarebbero poste delle limitazioni alla conclusione del progetto, ad esempio decidendo di non includere le donne nella forza lavoro e permettendo la privatizzazione di alcune delle terre già ripristinate, invece di renderle di proprietà comune. Non solo. C’è anche un concreto problema di fiducia tra finanziatori e donatori.

Grande Muraglia Verde, tra sfiducia e disinteresse

Manca un coordinamento tra i pedoni in gioco, in questa scacchiera chiamata Sahel. I donatori, dal canto loro, cercano di investire le somme in Paesi e aree stabili come Etiopia, Eritrea, Niger e Senegal[2]. Non si può dire lo stesso per Ciad, Mali, Sudan e Burkina Faso, Paesi governati da giunte militari, soggetti a instabilità politica, insurrezioni e flussi migratori verso l’estero. Va aggiunto anche che gli stessi fondi già stanziati sono stati spesi solo in minima parte: si parla di circa 2,5 miliardi di dollari dei 30 richiesti[3]. Una governance più trasparente non potrebbe che fare bene all’intero progetto.

Mettendo da parte la geopolitica e passando più agli aspetti scientifici, secondo alcuni esperti si starebbe commettendo l’errore di optare solamente per alberi e piante che possano crescere velocemente. Cosa comporta questa scelta per il successo dell’impresa? In questo modo si otterrebbero soltanto una parte di quei benefici che dovrebbero essere naturalmente prodotti da un ecosistema forestale. Se si vuole riuscire in questo intento, decisamente nobile, è dunque probabile che l’intero progetto, o quasi, debba essere rimesso in discussione.

Le criticità, lo abbiamo visto, non mancano ma vale di certo la pena continuare a combattere per lo sviluppo di questo progetto chiamato Grande Muraglia Verde!


[1] Nature, “How to make Africa’s ‘Great Green Wall’ a success”, 2022. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.nature.com/articles/d41586-022-01201-4

[2] Nature, “Is Africa’s Great Green Wall project withering?”, 2023. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.nature.com/articles/d41586-023-01293-6?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=5079b177e1-briefing-dy-20230419&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-5079b177e1-46136706

[3] Ibidem, op. cit.

Autore articolo

Martina Shalipour Jafari

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
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