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Ilaria Roma: una team leader a caccia delle future spedizioni spaziali

Intervista al capo della sezione di Systems and Concurrent Engineering dell’ESA

Ilaria Roma

Professionalità, passione per il proprio lavoro e tanta determinazione. Sono queste le prime parole che vengono in mente quando ci si trova di fronte Ilaria Roma. Laurea in ingegneria, dal 2019 è a capo della sezione di Systems and Concurrent Engineering, nel direttorato di Technology, Engineering and Quality dell’ESA, Agenzia Spaziale Europea.

Ilaria Roma

Nata a Ceccano, in provincia di Frosinone, da anni, Ilaria vive e lavora in Olanda dove, assieme ai colleghi, valuta la fattibilità delle future spedizioni spaziali. In quanto team leader, Ilaria deve saper dirigere un gruppo di professionisti eterogeneo e multidisciplinare al pari di un direttore d’orchestra per poter, nel minor tempo possibile, raggiungere gli obiettivi prefissati.

Un lavoro impegnativo che richiede molto tempo ed energie e che si condensa in pochi, decisivi momenti, trascorsi col fiato sospeso davanti ad uno schermo televisivo, in attesa dell’esito della missione. Un mondo che, forse, per la sua natura avanguardistica può apparire anni luce dalla nostra quotidianità ma che, invece, ha ampi risvolti nella vita di tutti giorni, anche in vista degli anni futuri. Ma questo ve lo lasciamo raccontare direttamente da lei!

Dott.ssa Roma, lei riveste l’incarico di team leader nella sezione Systems and Concurrent Engineering Section di ESA, la quale comprende il Concurrent Design Facility. Può spiegarci, nello specifico, di cosa vi occupate lei ed i suoi colleghi?

Il mandato dei membri della sezione consiste nel dare supporto tecnico – nella disciplina di Systems Engineeringalle missioni spaziali di tutti i direttorati dell’Agenzia (Earth Observation, Navigation, Telecommunication, Science, Transportation, Human and Robotic Exploration) fin dalle fasi iniziali. In particolare, la nostra sezione è responsabile della gestione della Concurrent Design Facility (CDF), che è un po’ la culla delle future missioni.

I team che lavorano in CDF sono composti da specialisti provenienti dalle diverse sezioni del direttorato tecnico dell’ESA (per esempio: thermal, power, configuration, cost…) ed i membri della nostra sezione rivestono il ruolo di systems engineers e team leaders.

Per ogni studio di missione il team è diverso e viene formato in base alla expertise e alla disponibilità degli specialisti (lavoriamo “in una organizzazione a matrice”, quindi ognuno di noi supporta tante attività diverse). Nella nostra sezione lavorano una decina di team leaders e una decina di systems engineers, che alternano partecipazione e ruolo nei vari studi. Anche io rivesto tale ruolo, sebbene i miei doveri di management mi lascino ormai meno tempo per questo lavoro tecnico che, tuttavia, adoro.

La bellezza del systems engineering sta nella possibilità di avere una visione d’insieme su tutta la missione, nella sua interezza: lanciatore, stazioni di terra, veicolo spaziale, svolgimento dei passi della missione…

Il team leader, che altro non è che un systems engineer che ha il ruolo di guidare il lavoro del team, decide gli argomenti da analizzare in dettaglio nel limitato tempo a disposizione e organizza conseguentemente il lavoro di tutti gli specialisti che sono responsabili dei dettagli tecnici delle varie discipline.

Lavoro interessate perché fatto di conoscenze tecniche mescolate alle cosiddette soft skills. I team sono fatti di persone, con i loro tratti caratteriali, le differenze culturali… Il team leading è un mestiere e un’arte, che consiste nel saper valorizzare ogni singolo membro del team, per il successo dello studio stesso. Lavoro molto delicato e talvolta difficile, poiché comporta la risoluzione di conflitti, ma il tutto risulta estremamente soddisfacente e divertente.

Ilaria Roma - ESA

In che modo il vostro lavoro viene “orchestrato” all’interno della Concurrent Design Facility?

La facility riceve dai vari direttorati dell’Agenzia la richiesta di studiare la fattibilità di una missione. A quel punto si organizzano delle cosiddette sessioni: in base agli obiettivi dello studio, si concorda il numero delle riunioni necessarie a coprire i punti da analizzare.

Tipicamente, dal kick off alla final presentation, abbiamo 8 sessioni, che sono meeting di 4 ore ciascuno. Ingrediente fondamentale è senza dubbio il team che opera durante il corso delle sessioni di progettazione.

All’interno del team, team leader e systems engineer sono membri della nostra sezione, mentre tutti gli altri specialisti necessari provengono da altre sezioni. Possiamo immaginare che per ogni funzione del satellite abbiamo uno specialista nella disciplina relativa a tale funzione. Qualche esempio: controllo termico, configurazione, controllo d’assetto, propulsione…

Solo quando il team è formato e si hanno gli obiettivi dello studio e le risorse, il team leader organizza il programma delle sessioni e il lavoro degli specialisti per soddisfare tali obiettivi. Ed in questo la sua funzione è simile a quella di un direttore d’orchestra che gestisce il contributo di tutti i partecipanti, assicurando un risultato finale completo e coerente.

Il prodotto finale di uno studio è un rapporto tecnico, un modello che raccoglie i parametri descriventi la missione, un file CAD che rappresenta la configurazione del satellite, un dossier che indica le tecnologie da sviluppare per garantire la riuscita della missione e un cost report.

Quanto tempo e quante energie richiede la progettazione e la realizzazione di una spedizione spaziale?

Dipende dalla missione, dalla complessità, dallo scopo, dalle risorse… Un cubesat per scopi educativi può richiedere pochi mesi, mentre la missione ExoMars che porterà il primo rover dell’ESA su Marte è in corso da oltre 10 anni.

Talvolta una missione è fattibile solo se si sviluppano tecnologie dedicate (per esempio un nuovo tipo di celle solari con efficienza maggiore di quelle esistenti), dunque il tempo di implementazione include anche quello dello sviluppo di tali tecnologie.

“Il diavolo è nei dettagli” come si suol dire… Quindi quasi nulla fila liscio come l’olio. Ci sono sempre tantissimi problemi da risolvere che ritardano lo schedule, nonostante i margini che un buon systems engineer tiene sempre in considerazione.

Di conseguenza, le energie e la motivazione sono fondamentali e lavorando in un team armonioso, la motivazione, come la demotivazione(!), sono contagiose. Guardare il lancio di una missione in TV è un evento che ci fa venire la pelle d’oca. In pochi minuti guardiamo il prodotto delle nostre giornate e serate di lavoro, il far tardi, gli occhi che bruciano davanti allo schermo, il rimprovero a casa “hai fatto tardi anche oggi”, la spesa dimenticata…

Quali i criteri da seguire per definire la fattibilità o meno di una missione spaziale?

Sarò noiosa. La risposta è: dipende dalla missione! Alcune missioni si definiscono fattibili se rientrano in un certo budget, altre in un certo mass target, che poi determina il lanciatore e, quindi, il costo. Altre si definiscono fattibili se riescono a performare determinate funzioni usando solo tecnologie esistenti, il che accorcia tempi, rischi e costi di sviluppo. I tipici criteri di fattibilità sono mass e cost e la situazione tipica in uno studio o in un progetto è essere troppo pesanti o troppo cari!

Nella vostra squadra vi occupate, tra le varie, anche di satelliti. Quali tipologie di sonde progettate e per quali missioni? In che modo questi strumenti ci aiutano nella ricerca scientifica?

In un certo senso ho già anticipato quello che è il nostro compito rispondendo alle domande precedenti. Essenzialmente studiamo la fattibilità e supportiamo progetti di satelliti molto diversi tra loro: fatti per osservazione della Terra, navigazione, scienza, ma anche in orbit demonstrations (missioni lanciate per testare nuove tecnologie) e lanciatori.

Non esploriamo o sviluppiamo tecnologie solo “per lo spazio” ma soprattutto per le applicazioni terrestri e per il ritorno che una missione ha. Il Return of Investments – inteso non solo in senso economico ma anche come un ritorno di conoscenze – è uno dei criteri più importanti, se non il più importante per i nostri decision makers prima di dare il go ahead allo sviluppo di una missione.

Ovviamente poi ci sono le priorità e altri fattori, inclusi quelli strategici che guardano allo sviluppo dell’industria spaziale europea. La politica industriale è parte del nostro lavoro. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, siamo molto più coinvolti negli aspetti strategici che non negli aspetti tecnici delle missioni, dove il ruolo principale è giocato dalle industrie e dai centri di ricerca dei nostri 22 stati membri. L’Italia vanta delle industrie aerospaziali di punta con una reputazione eccellente.

Il futuro dell’Uomo nello spazio guarda sempre con maggiore interesse al Pianeta Rosso: in tal senso l’ESA sta lavorando a progetti che guardano in quella direzione?

Il target attuale è il Mars Sample Return, la missione per il rientro di campioni da Marte in collaborazione con la NASA. Le missioni ExoMars e molte missioni robotiche lunari sono state studiate proprio in preparazione e in supporto di questa.

Quali sono le principali problematiche nella progettazione di una spedizione spaziale su Marte?

Sicuramente la principale dal punto di vista della progettazione è la finestra di lancio, poiché l’allineamento dei pianeti è tale che la traiettoria ottimale da Terra a Marte si verifica solo ogni 2 anni circa. Questo implica che un ritardo causato da un qualsiasi problema nella fase di sviluppo può determinare un ritardo di due anni sul lancio, ed è successo, non solo una volta!

Mi direte: ma allora seguiamo una traiettoria non ottimale, no? Questo comporterebbe la necessità di imbarcare molto più propellente, quindi meno carico utile. Ma ovviamente dovremmo progettare la missione ex novo: più propellente vuol dire serbatoi più grandi, configurazione diversa, diverso controllo d’assetto, eccetera eccetera.

Inoltre Marte è caratterizzato dalla presenza di tempeste di polvere, che sono cicliche e vanno sicuramente evitate, perché comporterebbero seri problemi alle celle solari, riducendone l’efficienza. Non vorremmo mai vedere il nostro rover atterrare nel mezzo di una tempesta di polvere e morire impolverato per mancanza di energia.

Altri problemi sono legati alla possibilità di comunicare con la Terra, considerando la distanza, ma anche la visibilità dovuta alla rotazione di entrambi i pianeti. Anche nel caso dei siti di atterraggio, di cui non si conosce la topografia al minimo dettaglio, il dimensionare una ruota richiede un lavoro molto complesso.

Quanto è importante la collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea e le altre agenzie spaziali del mondo? Quanto lo è la partnership anche con aziende che non hanno a che fare con il settore spaziale?

La collaborazione internazionale è fondamentale soprattutto per le missioni più ambiziose che richiedono budget troppo importanti per essere sostenuti individualmente. Ovviamente collaborare è molto difficile, poiché gli accordi devono essere intavolati in modo tale da garantire equo beneficio delle parti contribuenti, il che richiede diplomazia e molte discussioni.

Anche il coinvolgimento del non space è molto importante e questo soprattutto per garantire l’innovazione – che è vicendevole, sia in spin-in che in spin-off – e l’abbassamento dei costi delle tecnologie disponibili nei diversi settori, space e non space.

La progettazione di nuove missioni richiede anni: a cosa guarda l’ESA per il prossimo futuro?

I prossimi target sono ExoMars2022 e Mars Sample Return, insieme alla preparazione dell’era post-International Space Station e post-Mars Sample Return che ci consentiranno di sviluppare tecnologie chiave per raggiungere il goal di una missione umana su Marte.

Inoltre si lavora a molte altre missioni che ci consentiranno di dare risposta a tematiche scientifiche relative alla formazione dell’Universo, di osservare il nostro pianeta con lo scopo di preservarlo, di assicurare connessioni e collegamenti, di navigare grazie a mappe precise, di rendere lo spazio più sicuro rimuovendo i debris, la cosiddetta spazzatura spaziale.

L’Agenzia ha recentemente sviluppato un bellissimo sito per tenersi aggiornati, navigando attraverso immagini, video, informazioni.

ESA - Ilaria Roma

In occasione dell’8 marzo è stata scelta dall’ESA come una delle 5 donne chiamate a testimoniare l’importanza dell’apporto femminile alla ricerca scientifica. Il numero di ragazze che scelgono di intraprendere una carriera nelle STEM è in crescita. Possiamo ritenere concluso quel periodo in cui le donne venivano considerate non adatte a questi studi?

In 15 anni ho assistito ad un cambiamento radicale, ma credo che siamo solo all’inizio. Attualmente c’è bisogno di stabilire quote rosa, di incoraggiare le ragazze ad avvicinarsi alla scienza, di scrivere articoli su donne che ricoprono ruoli fino a pochi anni fa tipicamente maschili.

Questo è il chiaro indice che siamo ancora lontani dal target.

Credo che il cambio di mentalità richiederà ancora diverse generazioni. E mi batto, nel mio piccolo, non regalando principesse e giocattoli rosa alle bambine. È dall’educazione impartita prima in famiglia e poi a scuola che tutto ha origine. Involontariamente educhiamo e trattiamo in modo diverso un bambino e una bambina. Non nego le differenze tra i generi, lungi da me… ma molte sono artificialmente imposte da modelli culturali radicati. È da questi che dobbiamo allontanarci. Mi sento fortunata nel ricordare quando mio padre mi sfidava in gare logiche o matematiche e quando mi regalò un aereo telecomandato. Mi piaceva da morire giocare con le Barbie, ma mi divertivo tantissimo anche col mio aereo bianco.

Lei si sta dedicando con passione ed energia allo spazio. C’è un fenomeno celeste ancora oscuro che le piacerebbe svelare?

Ahimè, io sono laureata in ingegneria e mi occupo di tecnologie e progettazione, dunque non sono la persona che può dare una risposta a questa domanda.

Ma posso dirvi che i miei 15 anni in Agenzia mi hanno insegnato che la comunità scientifica ci aggiorna costantemente e ci invita a partecipare attivamente allo studio di tematiche ancora oscure. Vi invito a sbirciare il sito dell’ESA e… chissà… potreste essere voi a svelare qualcosa di ancora oscuro!

Autore articolo

Martina Shalipour Jafari - autore

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
Se volete rendermi felice regalatemi un libro
o portatemi a vedere un bel film.

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