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Sogno lucido: è possibile comunicare con chi dorme

I risultati sono incoraggianti e le applicazioni future vastissime

Sogno lucido - Salvador Dalì

Cosa c’è di meglio di un buon sonno ristoratore accompagnato da dolci sogni? I greci avevano dedicato addirittura una divinità al sogno, definito il figlio della notte: il dio Morfeo. Ma c’è chi, mentre dorme e sogna, riesce ad essere consapevole del suo stato di sognatore.

Secondo l’American Psychological Association il sogno lucido è definibile come:

un sogno in cui il dormiente è consapevole che sta sognando e può essere in grado di influenzare il progresso della narrazione del sogno.

Alcuni hanno definito lo stato di sogno lucido come simile all’ipnosi con l’unica differenza che nel primo caso la persona dormiente è cosciente, vigile ed in grado di decidere cosa fare.

Il sogno lucido: una passeggiata nella storia

Quella di sognatore lucido è una condizione confermata scientificamente solo in tempi recenti ma conosciuta sin dall’antichità. Non a caso già il filosofo Aristotele[1] (384 a.C. o 383 a.C. – 322 a.C.) sosteneva che il sognatore può rendersi conto di stare sognando attraverso sensazioni fisiche. Ma nei secoli molti altri ne hanno parlato: Sant’Agostino era convinto di essere un sognatore lucido, così come ne fanno riferimento San Tommaso d’Aquino ed i discepoli buddisti.

sogno lucido - Aristotele

È solo in tempi recenti che troviamo i primi veri, importanti, studi sul fenomeno, sebbene non ancora suffragati da prove empiriche. Nell’opera letteraria Les Rêves et les Moyens de les Diriger di Marie Jean Leon d’Hervey de Saint Denys, l’autore fa chiaro riferimento al sogno consapevole.

Il termine onironautica (col quale si intende un sogno lucido) è stato coniato, invece, da Frederik Willem van Eeden (1860 – 1932), il quale lo utilizzò per la prima volta in un articolo del 1913 intitolato A study of Dreams.

Nel 1978, grazie allo psicologo britannico Keith Hearne si riesce ad ottenere la prima prova scientifica dell’esistenza di questa condizione mentre nel 1987 si arriva alla fondazione del Lucidity Institute, presso l’Università di Standford, da parte di Stephen LaBerge, psicofisiologo americano esperto in sogno lucido.

Le fasi del sonno

Il sonno svolge alcune funzioni fondamentali per il nostro organismo come quelle di far riposare il corpo, eliminare le tossine e rafforzare le funzioni cognitive. In totale le fasi del sonno sono cinque, divise tra macro e micro-momenti. Per il dormiente è più probabile riuscire a fare sogni lucidi in una specifica fase del sonno: quella Rem (Rapid Eye Movement). Oltre quella Rem, il sonno si compone di una fase NRem (sonno tranquillo), che include circa il 75% delle ore totali in cui dormiamo, ed il sonno attivo. Ma vediamole con ordine.

Il sonno NRem si compone di quattro momenti della durata compresa tra i 5 ed i 15 minuti massimi, con vari livelli di profondità:

  • Stadio1 – addormentato
  • Stadio2 – sonno leggero
  • Stadio3 – sonno profondo
  • Stadio4 – sonno profondo effettivo

Durante la fase Rem, chiamata anche sonno paradosso, nonostante si sia profondamente addormentati, l’attività cerebrale è più attiva che mai, si sogna e si bruciano quantitativi di ossigeno e glucosio pari al momento di veglia. Tuttavia il nostro organismo ha sviluppato interessanti forme di autodifesa: per impedire al corpo di muoversi durante i sogni, la muscolatura entra in uno stato di paralisi (atonia).

sogno lucido - le fasi del sonno

Le fasi di sonno Rem e NRem si alternano nel corso della notte: 4-5 volte circa, dando forma a quelli che conosciamo come cicli del sonno.

Comunicare con i dormienti si può

Uno studio[2] svolto indipendentemente da quattro laboratori, in quattro Paesi diversi (Francia, Germania, Paesi Bassi e Stati Uniti), attesta quello che finora altre ricerche non erano state in grado di provare: comunicare con un dormiente si può.

L’indagine ha coinvolto in tutto 36 partecipanti, suddivisi tra sognatori lucidi esperti e dormienti che non avevano mai sperimentato quello consapevole ma che erano in grado di ricordare almeno un sogno a settimana. Alla fase di reclutamento è seguito l’addestramento. I ricercatori – ciascun laboratorio ha sviluppato un proprio sistema di comunicazione – hanno spiegato ai partecipanti quale fosse il funzionamento del sogno lucido ed i segnali (suoni, luci, battiti delle dita) da utilizzare per comunicare ai ricercatori lo stato di sogno consapevole.

Apprese le nozioni di base, sono state programmate varie sessioni di pisolini suddivisi tra la notte e la mattina presto. Ai dormienti è stato chiesto di segnalare ai ricercatori il momento in cui entravano in fase di sogno lucido. Allo stesso tempo, l’attività cerebrale, il movimento oculare e la contrazione muscolare del viso erano monitorati costantemente da elmetti per elettroencefalogramma muniti di elettrodi.

Risultati della ricerca

In totale gli studiosi hanno monitorato 56 sessioni di sonno ma solo 6 individui si sono dimostrati sognatori lucidi in 15 sessioni. Durante il sonno, ai partecipanti sono state sottoposte alcune domande o quesiti matematici come “8-6=?”.

I dormienti hanno risposto come da indicazioni fornite in fase di addestramento, sorridendo o aggrottando la fronte, muovendo a destra o sinistra gli occhi o, addirittura in un caso, usando il linguaggio Morse.

Su 158 domande[3], il 18,4% (29) di risposte erano giuste, il 3,2% erano sbagliate, il 17,7% non erano chiare, il 60,1% senza risposta. Una volta indotto il risveglio, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di raccontare il sogno.

Un dormiente ha raccontato di aver ascoltato dei problemi matematici via radio. Un secondo ricordava di essere ad una festa quando una voce (del ricercatore) da un altoparlante gli ha domandato se parlasse spagnolo.

Un laboratorio protetto in cui curare l’equilibrio interiore

È opinione degli scienziati che questa ricerca non solo va a rompere quel tabù secondo il quale durante il sonno il cervello è disconnesso ed inconsapevole di ciò che accade attorno, ma potrebbe avere interessanti risvolti futuri nell’aiutare le persone ad affrontare meglio traumi, ansia e depressione.

I sogni lucidi – dicono i ricercatori – vengono utilizzati dalle persone che hanno incubi ricorrenti perché in essi il sognatore è in grado di controllare le immagini negative, trasformandole. I mostri spesso mutano in creature benigne, amici o conchiglie vuote quando affrontati con coraggio nei sogni lucidi. Insegna passando attraverso un’esperienza emozionale, che si può domare la paura e divenire così più forti.

Proiettare nei sogni lucidi le paure, le ansie, può aiutare ad affrontarle meglio nella realtà. Ma queste non sono le uniche applicazioni pratiche possibili. I sogni lucidi potrebbero infatti:

  • Aumentare la consapevolezza nella vita vera ed onirica
  • Liberare dagli incubi
  • Accelerare il sistema immunitario
  • Aiutare lo sviluppo della personalità
  • Comprendere i conflitti del Sé
  • Ampliare le potenzialità creative della mente
  • Aiutare a cambiare la propria vita in stato di veglia
  • Sperimentare azioni e situazioni senza il rischio di conseguenze (capacità auto-assertiva).

Il sogno e la nostra mente si trasformano in una palestra, un laboratorio protetto, dove allenare la propria mente ed il proprio corpo al mondo che c’è fuori.

Immagine di copertina: La tentazione di Sant’Antonio (1946) di Salvador Dalì.


[1] F. Cicali, “La mente conscia durante il sonno: il sogno lucido”. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.ifefromm.it/rivista/2014-xx/1/interpretazione/6.pdf

[2] Science Mag, “Scientists entered people’s dreams and got them ‘talking’”, 2021. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.sciencemag.org/news/2021/02/scientists-entered-peoples-dreams-and-got-them-talking?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=4f69ad29e5-briefing-dy-20210219&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-4f69ad29e5-46136706

[3] K. R. Konkoly, K. Appel, E. Chabani, “Real-time dialogue between experimenters and dreamers during REM sleep”, 2021. Current Biology, https://doi.org/10.1016/j.cub.2021.01.026, consultabile al seguente indirizzo: https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(21)00059-2

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari - autore

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
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