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Un parco chiamato Lykeion

Nelle terre del lupo

Lupo - copertina

La più antica e potente emozione è senza dubbio la paura per l’ignoto. Ci sono diverse forme per rappresentare l’ignoto e tra queste c’è il buio, l’oscurità, la notte.

La notte è da sempre la parte ignota della nostra giornata come il lato oscuro della luna.
Tutti gli esseri che popolano la notte, hanno ereditato da questa il potere di trasmettere paura, diventandone nell’immaginario collettivo strumento.

Il lupo, simbolo della notte

Quando la luna si leva alta nel cielo e le tenebre avvolgono la realtà che ci circonda, ci affidiamo all’udito come unico senso affidabile ed è allora che iniziamo a percepire ululati provenienti da lontano. Il lupo incarna da sempre la notte essendone quasi iniziatore con il suo ululato. Il lupo incarna da sempre la notte essendone quasi iniziatore con il suo ululato.

Chi vive la notte vive un momento della nostra esistenza che noi non viviamo, che non conosciamo e che ci è del tutto oscuro. E’ per questo motivo che gli esseri che popolano la notte spesso vestono un doppio abito: quello di esseri oscuri, e al contempo portatori di conoscenza e saggezza secretati. I greci incarnavano nel lupo la forza e la distruzione del dio Marte e contestualmente la conoscenza che illuminava il cielo del dio Apollo.

Il Lupo ed il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

In Italia la storia di questo animale è strettamente legata a quella del Parco Nazionale d’Abruzzo. Se il tempio di Apollo fosse stato eretto in Italia oggi, il Parco Nazionale d’Abruzzo sarebbe stato il suo Lykeion. Il PNALM (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise) è uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia, istituito l’11 gennaio 1923.

Oggi la popolazione del lupo in Italia conta circa 2000 esemplari, ma nel 1970 all’interno del PNALM era di una decina di esemplari e non più di cento in tutto il territorio nazionale. Grazie allo sforzo condiviso tra PNALM e WWF l’operazione ebbe un grande successo.

Le ragioni di questo successo sono da ricercare nella costante ricerca scientifica, e sono la dimostrazione che la protezione del lupo ha prodotto benefici a cascata anche negli habitat in cui esso è presente, insieme a molte delle altre specie che in essi convivono. L’estensione delle riserve integrali ha determinato un naturale aumento delle popolazioni di ungulati come cervo, camoscio, capriolo e cinghiale che ne rappresentano le prede principali.

I benefici apportati dal lupo all’ecosistema del PNALM

Per capire quanto abbia prodotto in termini di ricaduta sull’intero ecosistema la protezione del lupo, si può prendere come riferimento la popolazione di cervi presenti all’interno del PNALM. Il cervo si era estinto nel parco già al momento della sua prima istituzione. La sua assenza aveva di conseguenza inciso notevolmente sulla catena alimentare. Ad oggi la pacifica invasione dei cervi all’interno dei comuni ricadenti nella Zona A (riserva integrale) caratterizza questi borghi, rappresentando per questi ultimi una singolare e simpatica caratteristica turistica.

Nei miti antichi il connubio tra predatore e preda era talmente sacro, che lupo e cerva con il loro connubio amoroso, seppur antitetico, produceva stirpi di guerrieri leggendari. Il lupo grigio azzurro rappresentava il cielo, mentre la cerva fulva rappresentava la terra. La loro unione amorosa produceva un essere capace di portare nel suo destino il valore del guerriero e la benedizione per le sue vittime. Divoratore e divorato.

La popolazione dei lupi in Italia

La popolazione odierna di lupo è concentrata per il 90 % sull’appennino centrale mentre per la restante parte sulle Alpi. Nonostante la crescita, la specie risulta ancora minacciata da diversi fattori, primo tra tutti il bracconaggio. Ogni anno infatti più di 300 lupi vengono abbattuti da bracconieri, responsabili anche di episodi particolarmente efferati, come il caso del lupo scuoiato ed appeso ad un cartello in corrispondenza di un incrocio stradale avvenuto in Toscana qualche anno fa. Episodio che richiama alla mente le foto dei cacciatori di pelle di fine Ottocento.

Tuttavia la minaccia più concreta è quella genetica causata dall’ibridizzazione con il cane domestico, perché penetra silenziosa ed inosservata all’interno dei branchi. Ad essere minata è quindi l’identità genetica stessa del lupo, con il rischio che quanto costruito con milioni di anni di selezione naturale possa essere compromesso.

Il pericolo dell’ibridazione 

Il fenomeno di ibridizzazione lupo-cane produce esemplari fertili che mostrano caratteristiche comportamentali del tutto identiche a quelle del lupo selvatico. Gli ibridi di lupo non mostrano una maggiore confidenza con i centri abitati, tantomeno con le specie allevate dall’uomo. Tuttavia, qualora l’ibrido mostrasse delle caratteristiche estetiche più simili al cane, questo potrebbe rendere tali animali più adatti ad avvicinarsi indisturbati agli allevamenti domestici e rappresentare pertanto un rischio potenziale per il bestiame.

branchi sono unità familiari particolarmente complesse, al cui vertice si trova la coppia alfa che ne rappresenta anche generalmente la coppia capostipite. La coppia alfa gode di particolari privilegi: è l’unica a riprodursi, la prima ad accedere al cibo ed a gestire le attività del branco, decidendo gli spostamenti e l’inizio delle battute di caccia. Tale supremazia viene ribadita da atteggiamenti ed andamenti fieri.

L’organizzazione del branco

I subalterni sono generalmente individui giovani, e più raramente lupi alfa che hanno perso lo status. Tra i subalterni vi è una ulteriore gerarchia beta, gamma, delta per arrivare ad omega. In un branco normale solo un individuo ricopre generalmente il ruolo di omega. Tali individui subiscono un gran numero di aggressioni e sottomissioni. Tuttavia, va precisato che la gerarchia del branco viene preservata preferendo una forma di violenza più “psicologica” che fisica, e spesso ritualizzata con avvertimenti che scongiurano lo scontro fisico.

Tutto ciò potrebbe risultare particolarmente crudele; tuttavia, la struttura gerarchica del branco è mutevole e particolarmente dinamica. Specialmente nelle settimane che precedono la stagione invernale, gli scontri interni utili alla creazione di nuovi ordini gerarchici sono particolarmente frequenti. Tale dinamismo determina inevitabilmente l’insorgenza di una figura omega che preferisce questo ruolo piuttosto che morire di fame. I lupi beta, generalmente uno o due, svolgono funzioni di vicariato e spesso sostituiscono i membri alpha quando questi sono assenti, occupandosi anche della loro prole.

Dimensioni di un branco

Le dimensioni di un branco possono variare da 2 a 20 individui e tale variazione dipende dalle caratteristiche dall’habitat e dalle risorse trofiche presenti al suo interno ma anche dalla varietà di quest’ultime. Nuovi branchi possono formarsi quando un individuo ne abbandona uno a seguito di uno scontro che ne determina la perdita del ruolo gerarchico.

L’epilogo dello scontro non necessariamente sfocia nella fuoriuscita dal branco dello sconfitto: questa eventualità dipende dall’intensità dello scontro intercorso. Il branco può essere guidato indistintamente sia dalla coppia alfa, che da un individuo della stessa, ovvero dal solo maschio alfa o dalla sola femmina alfa.

Tecniche di caccia

Il lupo è un predatore quasi puro e nella caccia, specialmente quando si tratta di selvaggina grossa, deve poter contare sulla solidarietà dei compagni di branco. Le tecniche di caccia sono spesso particolarmente cooperative e mutano in funzione della specie predata. Il peso medio di un lupo va dai 28 ai 35 kg per un’altezza dai 50-70 cm al garrese; ciononostante grazie alla cooperazione degli altri membri del branco possono predare animali dal peso di 300/400kg.

L’inizio della battuta di caccia viene sempre data dagli individui alfa generalmente con un ululato che chiama a raccolta gli altri membri del branco. La battuta avviene sempre a favore di vento sfruttando anche la conoscenza della conformazione fisica del territorio in cui questa si svolge, approfittando di scorciatoie piuttosto che pendii o strapiombi. Il lupo può contare su una grande resistenza alla corsa, e la strategia può prevedere anche un inseguimento particolarmente lungo caratterizzato da un progressivo accerchiamento della preda e da costanti incursioni verso quest’ultima. Questo accade principalmente per le prede di grandi dimensioni.

Le gerarchie nella caccia 

Il lupo che colpisce la preda è generalmente sempre il lupo più esperto, non necessariamente il capobranco. Per quanto affinata la tecnica del branco il successo nella caccia non è così scontato: solo il 10% delle battute di caccia si conclude con l’abbattimento della preda. Le prede delle dimensioni di un capriolo o un camoscio vengono generalmente attaccate al collo ed abbattute; per le prede di dimensioni maggiori come cervi o bovini l’attacco viene portato nella zona del perineo, parte che comprende i genitali, area non mortale ma particolarmente dolorosa che determina l’atterramento della preda.

La coppia alfa è la prima a nutrirsi dopo l’abbattimento della preda iniziando dalle viscere con esclusione dello stomaco che in alcune circostanze può essere allontanato, quindi le parti muscolari. L’abbattimento della preda da parte del lupo non è mai svolto in modo grossolano, il lupo individua infatti un individuo da predare e rivolge gli sforzi su quest’ultimo. Completamente diversa invece è la strategia di caccia ad opera dei cani randagi, che spesso attaccano molti capi con morsi diffusi non immediatamente letali per poi mangiarne uno solo. Inoltre i cani prediligono le parti muscolari e non divorano completamente la preda mentre è ancora in vita.

Il fabbisogno giornaliero di carne di un lupo

Il fabbisogno giornaliero medio di carne di un lupo in Italia è quantificato in circa 2-5 kg di carne. Tuttavia il lupo si è adattato a tollerare lunghi periodi di digiuno seguiti da veloci ingestioni di cibo. Al momento del pasto lo stomaco del lupo mostra grandi capacità di dilatazione e pertanto può ingerire quantità di cibo eccezionali compensando i lunghi digiuni. La predazione da parte del lupo è tendenzialmente orientata verso gli individui più facili da abbattere, quali cuccioli, anziani oppure animali con vulnerabilità come zoppie, infezioni o patologie invalidanti.

Tale pressione venatoria da parte del lupo, non altera il successo riproduttivo della specie predata in quanto riferita solo a quei soggetti che mostrano, a causa di diverse difficoltà, una bassa possibilità riproduttiva. Questa selezione venatoria sortisce dunque effetti positivi sulle popolazioni predate, perché il prelievo da parte di lupi dei soggetti con minore fitness premia la riproduzione dei soggetti con migliori condizioni fisiche.

Attività riproduttiva

La maturità sessuale nei lupi viene raggiunta al secondo anno di età e gli accoppiamenti avvengono generalmente una sola volta l’anno nel periodo di gennaio-febbraio. La gestazione ha una durata di circa 65 giorni e generalmente vengono partoriti 4-5 cuccioli. Tale numero è variabile in funzione delle risorse trofiche da 1 a 11. Il parto avviene generalmente all’interno di tane scavate nel terreno dalla femmina due settimane prima del parto. La femmina può procedere anche occupando e riadattando tane di volpe o tasso. Generalmente vengono preferite tane protette ma che abbiano una buona visibilità perimetrale e che siano caratterizzate da un terreno drenante.

A 6-8 settimane di età i cuccioli iniziano ad lasciare la tana prendendo confidenza con gli altri membri del branco che stimolano esortandoli a rigurgitare loro del cibo. Quando hanno 10 settimane i cuccioli vengono allontanati dalle tane e condotti in un sito che prende il nome di “rendez- vous”. Tale sito può essere definito come il sito di riposo per gli adulti del branco: qui i cuccioli vengono lasciati anche per giorni interi quando il branco è a caccia. I siti “rendez-vous” sono generalmente siti con un buon campo visivo e con una fonte di approvvigionamento di acqua. Ogni branco ha diversi siti “rendez-vous” ed i cuccioli vengono spostati dall’uno all’altro generalmente ogni 15 giorni.

Crescita e sviluppo dei cuccioli

A 6–7 mesi di età i cuccioli hanno assunto l’aspetto dell’adulto ed iniziano a seguire il branco durante le battute di caccia. Da questo momento in poi dovranno apprendere dagli adulti i pericoli ed abilità nella caccia, rappresenta la fase più delicata del loro apprendimento che determinerà il loro carattere e pertanto il loro futuro.

Apprenderanno il coraggio che gli consentirà di inseguire i camosci sui versanti più scoscesi della montagna, dove anche il più esperto degli alpinisti sarebbe in costante pericolo. Impareranno a recarsi nei luoghi delle valanghe alla ricerca di animali uccisi dalla furia della neve. Calpesteranno le impronte dei propri compagni nella neve per fare meno fatica lungo il cammino. Saranno liberi pur inchinandosi alle leggi del branco, ma potranno anche scegliere la solitudine e la possibilità di scoprire nuovi spazi da colonizzare.

Il lupo, molto più di una favola

Abbiamo spesso condannato il lupo non per quello che è ma per quello che abbiamo pensato potesse rappresentare. Perché la più antica e potente emozione è senza dubbio la paura; e la più antica e potente paura è senza dubbio quella prodotta dalle nostre suggestioni.

Possiamo davvero pensare che vissero tutti felici e contenti, ma non ci siamo mai domandati se la versione raccontata da Cappuccetto Rosso fosse vera. C’è chi con il proprio operato ci ha concesso l’opportunità di ascoltare la versione del lupo: questo qualcuno è il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Un parco chiamato Lykeion.

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Autore articolo

Team - Simone De Biase

Simone De Biase

Naturalista

Naturalista, escursionista e ciclista pivello. Nel 2016, insieme a mia moglie Serena, ho creato Fondazione HEAL che sostiene e finanzia il lavoro di medici, infermieri e biologi che operano nella cura e nella ricerca nell’ambito della neuro-oncologia pediatrica. Credo fermamente nella nostra mission che è quella di finanziare e supportare il sapere.

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