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L’inclusione passa anche dai videogiochi

La lingua dei segni nel segno di Nintendo

Gamer

Spesso e volentieri l’inclusione va insegnata, sia ai piccoli, sia ai grandi.
Ancora oggi, possiamo dire con certezza di vivere in un mondo non del tutto inclusivo, in cui alcune persone devono lottare per guadagnarsi i propri spazi (letteralmente), per difendersi da accuse e derisioni gratuite. E se l’inclusione va insegnata, un terreno fertile per far germogliare menti più aperte e inclusive sono proprio i videogiochi.

Inclusione e videogiochi: Zelda: Tears of the Kingdom

Quella dei videogiochi è una bella storia, che si evolve nel segno dell’inclusione. Da sempre additati come pericolosi per la salute mentale dei giovani, i videogiochi hanno dimostrato di saper stare al passo (talvolta anche più velocemente di certe istituzioni) con i tempi, inserendo con estrema naturalezza elementi inclusivi all’interno delle dinamiche di gioco.

Dalla scelta tra tantissime tipologie di personaggi differenti, allo sviluppo di nuove opzioni di accessibilità che permettono ai giocatori con difficoltà e disabilità di poter godere comunque del gioco, arriviamo a un’iniziativa totalmente italiana che riguarda la Nintendo, il Comitato dei Giovani Sordi Italiani e il videogame Zelda: Tears of the Kingdom[1]. In occasione dell’uscita dell’attesissimo capitolo della saga, il Comitato GSI ha realizzato un glossario che traduce alcuni termini presenti nel gioco attraverso la Lis, ossia la lingua dei segni.

Il progetto è stato patrocinato dall’Ente Nazionale dei Sordi ed è piaciuto così tanto alla Nintendo, la casa di produzione della saga, che lo ha riconosciuto ufficialmente, permettendo il debutto della lingua dei segni per la prima volta nel mondo del gaming.

Inclusione e videogiochi: oltre lo schermo, senza confini

Chi è appassionato di The Legend of Zelda, o anche chi lo conosce appena, sa che il protagonista del gioco, Link, viene ricordato per non aver quasi mai parlato nel corso di tutta la storia. Questo è il non-tanto-banale assunto da cui è partita l’idea di includere all’interno del gioco il linguaggio dei segni.

Anche se si tratta di un’iniziativa partita dall’Italia, questa idea è approdata anche in Giappone, India e America[2], trovando il pieno consenso delle comunità di sordi locali appassionati di videogiochi. Lo scopo del progetto, dunque, è quello di sfruttare la potenza del medium in grado di connettere milioni di persone diverse in tutto il mondo, ragionando su come il mezzo sia in grado di veicolare un messaggio così importante, superando le barriere fisiche e non.

Inclusione e videogiochi: sfida vinta?

In totale, la lingua dei segni è parlata da più di 72 milioni di persone. È una lingua a tutti gli effetti, in quanto possiede una sua grammatica e una sintassi.
Svantaggiato dalle continue accuse di manipolazione, il mondo dei videogiochi sta attraversando una fase di riscatto del settore, che ha trovato uno slancio grazie anche al mondo degli e-sports (ancora non pienamente riconosciuti). L’inclusione è sempre stata una sfida, partendo dallo sviluppo stesso del videogioco, fino alla tecnologia. Ma un passo alla volta le barriere iniziano a crollare, accorciando sempre di più le distanze tra ciò che prima non era possibile per alcuni a ciò che è possibile per tutti.
Un’iniziativa lodevole e un settore da tenere d’occhio perché è anche giocando che si impara.


[1] Esportsmag, The Legend of Zelda: la Lis arriva nei videogiochi, articolo consultabile per intero al link: https://www.esportsmag.it/the-legend-of-zelda-la-lis-arriva-nei-videogiochi/

[2] ANSA, La Lingua dei Segni Italiana per la prima volta nei videogiochi, articolo consultabile al link: https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2023/05/10/la-lingua-dei-segni-italiana-per-la-prima-volta-nei-videogiochi_41c7799f-5123-464e-9567-b57f03880e65.html


Autore articolo

Sara Giovannoni

Sara Giovannoni

Redattrice

Copywriter pubblicitario, cinefila, nerd.
 Cerco di vivere la vita sempre con la curiosità e lo stupore di un bambino.
Amo scrivere delle cose che mi appassionano,
ecco perché spero di pubblicare, prima o poi, il mio libro sul Giappone.
 
Intanto keizoku wa chikara nari. 
Se volete, andate a cercare il significato!

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