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“Morte Nera”: scoperto l’epicentro della pandemia

Grazie ad analisi di DNA antico è stato finalmente individuato l’epicentro della pestilenza che distrusse l’Europa nel Trecento

La peste è una malattia infettiva di origine batterica. Ne è infatti responsabile il batterio Yersinia pestis, per cui le pulci parassite dei roditori fungono da ospite. Normalmente lo Yersinia circola senza causare alti tassi di mortalità, ma quando la malattia colpisce, uccidendoli, grandi quantità di roditori, le pulci, allora, possono infettare anche altri animali e anche gli esseri umani, diffondendo l’infezione su più larga scala.

È quanto successo, ad esempio, nell’Europa di metà XIV secolo, quando la forza distruttrice della pandemia fu tale da valere alla malattia l’epiteto di “Peste Nera” (o “Morte Nera”): tutti i Paesi – dal Mediterraneo alla Scandinavia e alla Russia – ne furono infatti contagiati nel giro di 5 anni e quasi ⅓ di tutta la popolazione europea ne rimase vittima.

Ma la “Peste Nera” colpì duramente tanto l’Occidente quanto l’Oriente. Anzi, è proprio ad Est che la pandemia avrebbe avuto origine, come confermato anche da uno studio pubblicato sulla rivista Nature in data 15 giugno 2022. La ricerca, a cui ha preso parte anche il Prof. di paleogenetica del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Germania), Johannes Krause, avrebbe individuato l’epicentro della pandemia analizzando dei campioni di DNA antico e rintracciandovi delle varianti batteriologiche antenate di quelle responsabili della “Peste Nera” europea di metà XIV secolo.

“Morte Nera”: quale fu l’epicentro?

Quale sarebbe stato, dunque, questo epicentro? Si sarebbe trattato di un punto di sosta lungo la Via della Seta.

Su suggerimento del Prof. Philip Slavin, storico economico e ambientale dell’Università di Stirling (Regno Unito) e co-autore dello studio insieme a Krause, le indagini dei ricercatori si sono concentrate nell’area cimiteriale di Kara-Djigach, un villaggio dell’attuale Kirghizistan, in Asia centrale (al confine con Cina, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan). Proprio qui, infatti, sarebbe stato rinvenuto un numero sospettosamente alto di tombe risalenti agli anni 1338-1339 e ben 10 lapidi con riferimento esplicito ad una pestilenza.

Guidati dalla Prof.ssa di archeogenetica dell’Università di Tubinga (Germania), Maria Spyrou, gli studiosi hanno sequenziato il DNA dai resti di 7 persone e hanno così rintracciato del DNA dello Yersinia pestis in 3 dei resti delle sepolture.

La variante antenata della “Morte Nera”

Dai dati così raccolti dai ricercatori sono venuti fuori due genomi completi dello Yersinia, che hanno rivelato come i batteri rintracciati sul sito archeologico in Kirghizistan fossero antenati diretti delle varianti associate alla “Peste Nera” europea, incluso quella di un campione raccolto da un uomo morto a Londra già sequenziato dal team del Prof. Krause nel 2011.

La variante del cimitero di Kara-Djigach è stata identificata, dunque, quale diretta antenata del virus circolante in Europa nel XIV secolo, il responsabile della celebre pandemia di peste, ma anche della maggior parte delle varianti di Yersinia pestis che circolano ancora oggi. Ancora oggi, infatti, in molte parti del mondo e anche in alcune regioni dei Paesi industrializzati, si registrano dei casi di peste. La stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è di 1000 – 3000 casi l’anno.

Tian Shan

“Morte Nera”: come avvenne il contagio?

I dati risultanti dalle analisi genomiche condotte nel territorio circoscritto dell’area cimiteriale di Kara-Djigach sono stati poi comparati con dei campioni ottenuti da marmotte e altri roditori del Kirghizistan, Kazakistan e dello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale, e anche in questo caso è stata riscontrata un’importante vicinanza.

Ragion per cui, trattandosi degli “animali serbatoi” per eccellenza della malattia in questione, il Prof. Krause ha ipotizzato che, all’epoca, degli uomini siano entrati in contatto con delle marmotte infette, le cui pulci avrebbero fatto da vettore per il salto di specie.

La “Peste Nera” in Europa sarebbe stata alimentata, invece, da popolazioni di ratti immunologicamente ingenui. 

“Morte Nera”: la colpa fu del commercio

Il tanto ricercato epicentro della tristemente nota pestilenza trecentesca sarebbe dunque riconducibile ad una tappa lungo l’antico tragitto della Via della Seta, come già detto sopra, nella regione del Tian Shan, il vasto sistema montuoso al confine tra Asia centrale e orientale.

Alcuni degli oggetti rinvenuti nelle tombe del cimitero ne darebbero conferma, come nel caso delle perle provenienti dall’Oceano Indiano, dei coralli originari del Mar Mediterraneo o delle monete straniere di diversa provenienza geografica. Tutti questi reperti, infatti, sia se considerati singolarmente che nel loro insieme, sono indicativi del fatto che, in passato, quella doveva essere un’area di passaggio commerciale. E a chi imputare la responsabilità di una così rapida e letale diffusione del patogeno verso Ovest se non a degli intensi traffici commerciali? Tutto torna. O quasi… Bisogna riempire ancora qualche tassello.

Sicuramente sappiamo già tanto della storia che ci riguarda più da vicino, quella europea, ma abbiamo ancora tanto altro da scoprire in merito a quella a noi più lontana, non solo nel tempo, ma anche nello spazio. Proseguendo lo studio, potremmo già muovere la nostra conoscenza un po’ più ad Est.

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Autore articolo

Federica Fiorletta

Federica Fiorletta

Redattrice

Laureata in Lingue, Culture e Traduzione Letteraria. Anglista e francesista, balzo dai grandi classici ottocenteschi alle letterature ultracontemporanee. Il mio posto nel mondo è il mondo, viaggio – con il corpo e/o con la mente – e vivo per scrivere.

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