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Colesterolo cattivo: abbatterlo si può modificando il DNA

La Verve Therapeutics ha annunciato di aver effettuato il primo esperimento sull’uomo di editing genetico con metodo Crispr per combattere la ipercolesterolemia familiare

colesterolo cattivo

Fino a dieci anni fa la tecnologia Crispr ancora non esisteva. Oggi, a distanza di un decennio, le principali riviste scientifiche mondiali dedicano a questa tecnologia pagine e pagine dei loro numeri. E a ragione. L’ultima sensazionale news arriva dalla Nuova Zelanda dove un uomo è stato il primo al mondo a sottoporsi all’editing del DNA per abbassare i livelli di colesterolo cattivo nel sangue. Sì, avete letto bene. Gli scienziati hanno trovato un modo per modificare il genoma umano per ‘cancellare’ una patologia.

Colesterolo cattivo: lo studio

L’azienda promotrice di questo studio è la Verve Therapeutics, società di biotecnologie con sede legale negli Stati Uniti, che con un comunicato stampa ha diffuso la notizia dell’avvio di questo esperimento[1]. Al paziente, affetto da ipercolesterolemia familiare, è stato somministrato il VERVE-101, un medicinale sperimentale sviluppato dall’azienda per disattivare in maniera duratura e permanente il gene PCSK9 nel fegato e ridurre, quindi, i livelli di colesterolo cattivo (LDL-C) che causano la malattia.

Ovviamente questo studio clinico è seguito alla fase di test sugli animali: le scimmie coinvolte hanno risposto in maniera ottimale alla sperimentazione, segnando una diminuzione del 60% del colesterolo cattivo. In realtà il trial clinico sull’uomo coinvolgerà altre 39 persone neozelandesi ma l’azienda spera di ottenere il via per allargarlo anche al Regno Unito e agli Usa.

L’obiettivo è quello di valutare la sicurezza e la tollerabilità della somministrazione attraverso un percorso a tre fasi: “(A) una porzione di dose singola ascendente, seguita da (B) una coorte di espansione a dose singola, in cui ulteriori partecipanti riceveranno la dose potenzialmente terapeutica selezionata e (C) una coorte di seconda dose opzionale, i quali partecipanti idonei nelle coorti a dose più bassa nella Parte A hanno la possibilità di ricevere un secondo trattamento per raggiungere la dose potenzialmente terapeutica selezionata”[2].

Colesterolo cattivo: come funziona questo metodo

Il trattamento è concepito per essere a ciclo unico e VERVE-101 è costituito da un RNA messaggero editor di base – cioè che sostituisce una singola base azotata con un’altra – di adenina e un RNA guida al gene PCSK9 confezionato in una nanoparticella lipidica ingegnerizzata. Apportando una modifica, dalla base azotata adenina alla guanina, all’interno del gene sopracitato, aumenta l’espressione di LDLR, con conseguente livello inferiore di colesterolo cattivo.

Con questo metodo i pazienti affetti da questa malattia ereditaria potrebbero smettere di assumere le statine, finora il farmaco più prescritto contro l’ipercolesterolemia, e di limitare l’assunzione di alcuni cibi all’interno della propria dieta. Una vera rivoluzione copernicana della medicina se si considera che, al pari del diabete, il colesterolo in eccesso rappresenta uno dei fattori di rischio più alti per la nostra salute. Secondo gli esperti, l’uso di questa nuova terapia su larga scala potrebbe aiutare a prevenire milioni di casi di patologie cardiovascolari e allungare la nostra prospettiva di vita[3].

Andando in profondità sul meccanismo utilizzato per apportare questa modifica genetica, lo si può assimilare a quello che accade per il virus SARS-CoV2. Le “istruzioni” per la sostituzione della base incriminata vengono avvolte in una nanoparticella che funge da navicella per il loro trasporto fino alla cellula. Mentre nel caso del Coronavirus l’informazione spinge a sviluppare una componente del virus per provocare una risposta immunitaria, in questo caso VERVE-101 spinge a modificare la copia di PCSK9 della cellula.

Dubbi e speranze degli esperti

Tutto bello ma dov’è l’intoppo? Partiamo dal presupposto che la sperimentazione umana è agli inizi e che i risultati saranno pubblicati l’anno prossimo. Sono comunque attesi degli effetti indesiderati perché le nanoparticelle utilizzate sono tossiche e potrebbero causare dolori muscolari in coloro che assumono farmaci per inibire il gene in questione. Ma il problema non è solo questo.

Trattandosi di editing genetico, i dubbi sugli effetti a breve e lungo termine sono molti. L’azienda presenta questa metodologia come definitiva ma sarà davvero così? Davvero il colesterolo resterà sempre basso? E come si fa a tornare indietro nel caso in cui le cose non dovessero andare nel modo sperato? Per non parlare della possibilità che questo metodo possa essere reso disponibile per tutti[4]. Le domande aperte, come potete leggere, sono davvero molte ma se le cose dovessero andare come sperato sarebbe una delle notizie più importanti nel campo della medicina degli ultimi anni. Insomma, non resta che attendere fiduciosi il 2023.


[1] Comunicato stampa Verve Therapeutics: https://ir.vervetx.com/news-releases/news-release-details/verve-therapeutics-doses-first-human-investigational-vivo-base

[2] Ibidem.

[3] Antonio Regalado, “Funzionano e costano poco: terapie geniche contro il colesterolo”, MIT Tecnology Review, 2022. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.technologyreview.it/funzionano-e-costano-poco-terapie-geniche-contro-il-colesterolo/

[4] Lisa Jarvis, “Crispr for the Masses Gets a Little Closer to Reality”, The Whoshington Post, 2022. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.washingtonpost.com/business/crispr-for-the-masses-gets-a-little-closer-to-reality/2022/07/13/6fa051d0-02aa-11ed-8beb-2b4e481b1500_story.html?pwapi_token=eyJ0eXAiOiJKV1QiLCJhbGciOiJIUzI1NiJ9.eyJzdWJpZCI6IjE5NDM4MTgyIiwicmVhc29uIjoiZ2lmdCIsIm5iZiI6MTY1NzgwMzI3NywiaXNzIjoic3Vic2NyaXB0aW9ucyIsImV4cCI6MTY1OTAxMjg3NywiaWF0IjoxNjU3ODAzMjc3LCJqdGkiOiIyODFiZWM1OC1jNmFjLTRkNjMtOTYxYi1jMTU1NTgyYjYxY2YiLCJ1cmwiOiJodHRwczovL3d3dy53YXNoaW5ndG9ucG9zdC5jb20vYnVzaW5lc3MvY3Jpc3ByLWZvci10aGUtbWFzc2VzLWdldHMtYS1saXR0bGUtY2xvc2VyLXRvLXJlYWxpdHkvMjAyMi8wNy8xMy82ZmEwNTFkMC0wMmFhLTExZWQtOGJlYi0yYjRlNDgxYjE1MDBfc3RvcnkuaHRtbCJ9.EfsPRWpnSolQlvRuAHwGD7WAJgSmsnNM6K81Bq88qiM&utm_campaign=0c37fb994f-briefing-dy-20220714&utm_medium=email&utm_source=Nature+Briefing

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
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