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Tabacco: una passione lunga 10mila anni

In un sito archeologico dello Utah rinvenuti semi risalenti al neolitico

tabacco

Quanti di noi sono cresciuti imparando a memoria le date cruciali della storia dell’umanità? E non è forse il 1492 una di queste? Con la scoperta del continente americano da parte di Cristoforo Colombo (sebbene sempre più ricerche smentiscano questa versione), il vecchio continente è venuto a contatto per la prima volta con molti nuovi alimenti. Pomodori, ananas, patate, cacao, mais, zucca, peperone… Non avremmo avuto nessuno di questi prodotti diventati, nei secoli, tipici delle nostre tavole. Ma senza la scoperta dell’America non avremmo avuto nemmeno quello che è diventato, a tutti gli effetti, la più diffusa droga al mondo: il tabacco.

Tabacco, origini di un consumo diffusissimo

Che l’utilizzo del tabacco sia molto antico è cosa risaputa da diverso tempo. Dalle evidenze rilevate fino a questo momento si era soliti far risalire il consumo del tabacco all’età del bronzo (3.400 – 600 a.C.)[1]. L’11 ottobre scorso il Dottor Daron Duke col suo gruppo di ricerca antropologica della Università Far Western della California, ha rimesso in discussione questo dato, pubblicando un proprio articolo sulla rivista Nature Human Behaviour[2].

Durante un scavo effettuato in un sito archeologico situato all’interno di un’area militare statunitense nello Utah, il team ha individuato i resti di un focolare con all’interno semi di tabacco bruciati. Che le popolazioni native americane fossero delle grandi consumatrici dei semi di questa pianta non era affatto una sorpresa. Tra le popolazioni precolombiane, ad esempio, il fumo aveva una funzione sacra, praticata tra i sacerdoti che lo soffiavano in direzione del Sole o dei punti cardinali per cercare un contatto con le divinità sacre[3].

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L’obiettivo era quello di auto-indurre uno stato di alterazione aspirando con forza grandi quantità di fumo. In generale Maya ed Aztechi erano soliti consumarlo anche masticandolo o sniffandone la polvere con fini curativi. Diverso da quanto avveniva in Oriente con i Sumeri che utilizzavano l’oppio con funzione rituale o gli Ariani (Iran) che consumavano i semi di canapa (marijuana).

Tabacco nella preistoria

La grande novità sta nella datazione di questi resti. Gli scienziati non sono riusciti ad analizzare i semi di tabacco perché eccessivamente fragili per uno studio in laboratorio. Per effettuare una datazione si sono serviti di altri residui bruciati trovati nello stesso focolare. Dalla datazione al radiocarbonio hanno stimato che il materiale risale a 12.300 anni fa.

Questa scoperta rimescola le carte in tavola circa le nostre conoscenze sul passato. Con i nuovi strumenti di ricerca a nostra disposizione siamo in grado di conoscere sempre più nel dettaglio i particolari del nostro passato preistorico. I dati ottenuti da Duke nello Utah anticipano il consumo di tabacco di circa 9.000 anni, nel neolitico, ben prima, quindi, dell’inizio dell’età dei metalli.

Quello neolitico è un periodo di passaggio importante nella storia dell’umanità: è in questo momento che l’uomo inizia a sviluppare tecniche e strumenti per addomesticare gli animali e a coltivare la terra. I manufatti sono più elaborati e raffinati.

I consumi dell’uomo neolitico

Nel sito archeologico dello Utah i ricercatori hanno individuato varie tracce in grado di stabilire che si trattasse di un insediamento neolitico. In primis il ritrovamento di frammenti di Haskett, una punta di lancia utilizzata da cacciatori-raccoglitori del nord America durante il Pleistocene.

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Dalle ossa rinvenute sappiamo che buona parte delle prede erano volatili acquatici. Ma in che modo questa informazione si lega all’uso del tabacco? Quest’ultima è una pianta che cresce in montagna, lontano dalle zone comunemente frequentate dagli uccelli che vivono nei pressi degli specchi d’acqua. Dunque è improbabile che i semi di tabacco siano giunti nell’insediamento tramite lo stomaco degli animali cacciati. Così come è improbabile che vi siano arrivati accidentalmente in un altro modo. No! I ricercatori sono certi che la loro presenza in quel focolare sia giustificabile solo dall’utilizzo fatto dagli uomini primitivi che abitavano in quella zona.

Nell’area limitrofa non vi sono tracce della crescita di piante di tabacco: i semi sono giunti sul posto viaggiando con l’uomo. Ma che utilizzo ne veniva fatto? È questa la nuova sfida che aspetta la squadra di lavoro della Far Western University.


[1] Pagine mediche, “Storia del tabacco: com’è nato il vizio del fumo”, 2017. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.paginemediche.it/benessere/corpo-e-mente/storia-del-tabacco-com-e-nato-il-vizio-del-fumo

[2] Tosin Thompson, “Burnt seeds show people used tobacco 12,000 years ago”, Nature, 2021. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.nature.com/articles/d41586-021-02789-9?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=d921fac510-briefing-dy-20211014&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-d921fac510-46136706

[3] Franco Capone, “Il fumo: storia di un vizio mortale”, Focus, 2017. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.focus.it/cultura/storia/il-fumo-storia-di-un-vizio-mortale-7319

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
Instancabile lettrice e appassionata di cinema.
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