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Uomini e carboidrati: una passione lunga millenni della nostra storia

Una scelta necessaria per la sopravvivenza ed il sostentamento di intere comunità

carboidrati - pane

Tra le nozioni che molti di noi avranno appreso a scuola sugli uomini primitivi c’è sicuramente quella che fossero grandi mangiatori di carne e non di alimenti a base di carboidrati. Ce li immaginavamo in una terra selvaggia, piena di pericoli e di predatori ma anche di tanti animali da cacciare che fungessero da sostentamento per la comunità, piccola o grande che fosse.

Nuove ricerche smentiscono parte di questi luoghi comuni. Finora, infatti, archeologi e paleontologi hanno mostrato un interesse superficiale su quella che potesse essere l’alimentazione dei primi uomini sulla Terra. Da diversi anni, invece, si sta invertendo il trend e sempre più studiosi si stanno concentrando nell’ampliare la nostra conoscenza su cosa mangiassero i nostri antenati.

I reperti provenienti da siti di varie parti del mondo smentiscono quelle che erano le nostre credenze fino a questo momento: i nostri progenitori erano soliti preparare sostanziosi pasti a base di carboidrati. Ma vediamo più nel dettaglio come si è arrivati a questa scoperta.

Carboidrati: una scoperta inaspettata      

Nelle rovine del tempio di Göbekli Tepe, in Turchia, uno dei più antichi al mondo, datato a 11.600 anni fa, cioè prima dell’addomesticazione degli animali e delle piante, sono stati rintracciati resti bruciati di pasti a base di amido. I ricercatori dell’Istituto Archeologico Tedesco[1] di Berlino sono riusciti a scoprire che a quel tempo gli uomini erano soliti cibarsi di porridge e stufato a base di grano macinato prodotto quasi a livello industriale.

carboidrati
Immagine di copertina: Foto di Vie Studio da Pexels.

Tutto è partito dal caso. Per anni gli studiosi hanno scavato nel sito turco alla ricerca di reperti, accantonando i materiali di scarto in quello che è stato soprannominato il “giardino roccioso”. È in questa area del sito che ci si è accorti, in un secondo momento, di aver gettato piatti e recipienti scolpiti in pietra, alcuni grandi tanto da contenere anche fino a 200 litri di materiale. A cosa servivano?

Con molta probabilità, dicono gli studiosi, servivano alla macinatura del grano necessario alla produzione della birra e del porridge. Ciò ridisegna parte di ciò che pensavamo di sapere sui nostri antenati: gli uomini hanno cominciato a fare affidamento sui cereali ben prima di quanto si pensasse e ben prima che si cominciasse a coltivarli.

Il sostegno dell’archeobotanica

Come dare una conferma a queste ipotesi tramite metodo scientifico? Gli scienziati hanno dovuto superare grandi difficoltà. A differenza dei resti animali, i residui di cibo di origine vegetale difficilmente resistono al tempo. L’archeobotanica, disciplina che studia in che modo gli antichi usavano le piante, richiede molto tempo per il recupero di semi e altro materiale organico. Tuttavia la strategia individuata è risultata vincente.

Soultana Valamoti, archeobotanica dell’Università di Salonicco (Grecia), ha passato gli ultimi anni studiando i resti dei pasti carbonizzati. D’altronde a chi non capita di bruciare qualcosa sul fuoco? Lo stesso accadeva ai nostri antenati, fornendo materiale prezioso per le ricerche moderne. La Dottoressa Valamoti ha rintracciato resti di cibo nei siti archeologici e dai reperti conservati nei musei. Ma come interpretare ciò che stava guardando? La ricercatrice ha così deciso di replicare la bruciatura in casa.

bruciare carboidrati
Fonte immagine: Foto di Jens Mahnke da Pexels

Partendo dal primo esperimento sul grano bruciato è riuscita a raccogliere 300 tipi di campioni differenti: pane, pane cotto, bulgur, porridge, trachana (alimento proveniente da grano e dall’orzo cimelio). Il passaggio successivo è stato quello di studiare questi resti al microscopio elettronico a scansione in grado di riconoscere alimenti e tipologie di cotture.

Carboidrati: la prova che mancava

Questa ricerca ha confermato le ipotesi iniziali e ha permesso di scoprire che in Grecia il consumo di bulgur va avanti da 4.000 anni. In più, si è scoperto che era abitudine degli uomini primitivi quello di bollire l’orzo ed il grano per poi essiccarlo, conservarlo e reidratarlo in un secondo momento, in caso di necessità.

In più in Sud Africa, contemporaneamente, sono stati recuperati dei reperti datati a 120.000 anni fa che analizzati al microscopio si sono rivelati essere amidacee. I ricercatori sospettavano che l’uomo fosse solito mangiare cereali e piante da tanto e nel 2016 è giunta una conferma anche dai genetisti che hanno individuato più copie del gene responsabile di produrre enzimi in grado di digerire l’amido rispetto ai primati: il rapporto è 20 a 2.

In diversi siti al mondo sono stati rinvenuti resti di grano bruciato con una forma differente: era fermentato per la produzione della birra (5.000 anni fa circa). Il pane, a quanto pare, è ancora più antico. In un sito archeologico in Giordania se ne trovano tracce in siti datati a 14.500 anni fa, 5.000 anni prima di quanto si pensasse.

Perché abbiamo cominciato a coltivare?

Su questi residui sappiamo anche qualcos’altro: si tratta di alimenti prodotti da grani selvatici. Ma la loro raccolta e la loro lavorazione era molto faticosa.

Nel sito turco si è visto che le mole venivano usate per rompere l’involucro duro del grano lo stretto necessario per poterlo cuocere. Difficilmente si trovano residui di farina più fine, meglio lavorata. I ricercatori hanno provato anche a riprodurre una birra neolitica utilizzando la stessa tecnica: il risultato è stato un prodotto amaro ma decisamente bevibile.

carboidrati - birra
Fonte immagine: Foto di cottonbro da Pexels.

Con ogni probabilità è stata proprio la necessità di produrre più alimenti a base di grano e con un processo più semplice che ha spinto i nostri antenati ad iniziare a coltivarli. C’è ancora molto da scoprire ma ciò che è certò è che questi uomini sapevano cosa stavano facendo ed erano ben oltre la fase di sperimentazione.

Il birrificio industriale di Abylos

Nel sito funerario di Abylos[2], in Egitto, è stato scoperto recentemente un antico birrificio di 5.000 anni fa, il più antico fra quelli conosciuti. Data la quantità e la disposizione dei reperti si pensa potesse produrre birra a livello industriale. Si tratta di otto grandi stanze di 20 metri di lunghezza ciascuna con 40 recipienti di terracotta disposti su due file. Il processo era semplice: acqua e cerali uniti e cotti insieme. La produzione stimata era di 22.400 litri alla volta.

La posizione, dicono gli archeologici, non è casuale. La birra veniva consumata dai partecipanti ai riti sacrificali. Più in generale, nell’antico Egitto la birra veniva bevuta regolarmente tra i lavoratori, specialmente quelli impiegati nella costruzione delle piramidi, che avevano diritto a 10 pinte al giorno a testa.

carboidrati - pizza
Fonte immagine: Foto di Ponyo Sakana da Pexels.

Insomma, ne è passato di tempo da quando l’uomo ha cominciato a consumare i carboidrati e, almeno in Italia, abbiamo imparato ad esserne grandi estimatori. Pane, pizza e pasta. C’è qualcuno che potrebbe farne a meno? C’è di certo che parte di tutto ciò lo dobbiamo ai nostri antichi progenitori che ci hanno fatto scoprire questi ricchi alimenti.

Immagine di copertina: Foto di Mariana Kurnyk da Pexels.


[1] A: Curry, “How ancient people fell in love with bread, beer and other carbs”, Nature, 2021. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.nature.com/articles/d41586-021-01681-w?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=5fcaac1ce9-briefing-dy-20210622&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-5fcaac1ce9-46136706https://www.nature.com/articles/d41586-021-01681-w?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=5fcaac1ce9-briefing-dy-20210622&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-5fcaac1ce9-46136706

[2] C. Guzzonato, “Scoperto in Egitto il più antico birrificio industriale al mondo”, Focus, 2021. Consultabile al seguente indirizzo: https://www.focus.it/cultura/storia/scoperto-in-egitto-il-piu-antico-birrificio-industriale-al-mondo

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Autore articolo

Martina Shalipour Jafari - autore

Martina Shalipour Jafari

Redattrice

Giornalista pubblicista ed esperta di comunicazione digitale.
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