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GPT-3, il software in grado di scrivere un romanzo

Quando l’intelligenza artificiale diventa intellettuale

Intelligenza artificiale

L’acronimo AI, intelligenza artificiale, pervade ogni social network, telegiornale, podcast, articolo dell’ultimo periodo e noi di Future Brain non potevamo non accodarci. Complici di questo trend anche le sperimentazioni emerse recentemente con il software Dall-E, in grado di riprodurre graficamente qualsiasi cosa gli si chieda. Molte aziende hanno avviato campagne pubblicitarie sfruttando la sua immaginazione, altre invece, lo utilizzano per incrementare la creatività nei videogame e nell’illustrazione di libri o giochi da tavolo. E se Dall-E è il mago del disegno, GPT-3 è quello della scrittura

GPT-3: l’evoluzione di un processo

Il nostro primo contatto con il concetto di intelligenza artificiale è avvenuto tramite libri e film di fantascienza: Isaac Asimov, per esempio, ci ha offerto un quadro pressoché realistico di una società ibrida tra esseri umani e robot positronici, con tanto di leggi scritte. All’epoca sembrava così distante il momento in cui quelle storie si sarebbero trasformate in realtà, o quasi. Certo il percorso è ancora lungo, eppure eccoci qui, a parlare di un’intelligenza artificiale in grado di scrivere un romanzo. Ma cosa significa esattamente?

Andiamo per gradi. Nel 2019, il visionario Elon Musk e il programmatore Sam Altman, coadiuvati da grandi aziende come Microsoft, Amazon e PayPal, hanno dato vita a una nuova società tecnologica no-profit per lo sviluppo di intelligenza artificiale, la OpenAI. Era solo questione di tempo prima che l’intera Silicon Valley spostasse il suo “occhio di Sauron” sull’AI, cercando di produrre sempre più prototipi utili in diversi settori: sicurezza, casa, auto, informatica. Ma all’inizio è sempre questione di sperimentazione e il caso del software GPT-3 non fa eccezione. 
Con l’intenzione di sviluppare un programma in grado di “predire” cosa l’essere umano avrebbe scritto in un determinato contesto, la società OpenAI ha sviluppato l’intelligenza artificiale GPT-2, con la funzionalità di generare un testo sulla base di un input esterno. In alcuni casi, era possibile che il software agisse anche in totale autonomia, dimostrando una parvenza di capacità decisionale. 

No, non è quel momento della storia in cui le macchine si ribellano all’uomo conquistando il mondo. 

GPT-2 non era altro che una forma più evoluta dei tradizionali bot utilizzati per rispondere in modo automatico alle richieste dell’utente, come spesso accade per il servizio clienti degli shop online, ad esempio. Il software, supportato da 40 GB di pagine web, sfruttava parole e interazioni intrecciate tra loro, sulla base di probabilità statistiche. Insomma, un continuo processo di associazioni che però non ha niente a che vedere con la coscienza umana, in quanto l’intelligenza artificiale non poteva comprendere il significato delle frasi che andava a comporre. Con GPT-3 le cose iniziano a cambiare.

GPT-3: la formazione intellettuale

Nel giro di un anno avviene la trasformazione: OpenAI sviluppa la versione successiva del software di scrittura, il GPT-3.
Questa volta però, il processo è strutturato tramite deep learning, ossia l’apprendimento profondo basato su alcuni algoritmi ispirati alla struttura e al funzionamento del cervello, chiamati reti neurali artificiali. Un nome che è tutto un programma. Infatti, a differenza delle formule utilizzate per l’esecuzione di specifici task, come la formulazione di un testo predefinito sulla base di una domanda, il deep learning assimila dati su cui riformula continuamente la sua comprensione

L’aspetto intellettuale di GPT-3 si basa sul database di 570 miliardi di MB di informazioni, trasformate a loro volta in più di 57 miliardi di parole. Ed ecco la “magia”. La nuova versione di questa intelligenza artificiale è in grado di ricreare qualsiasi cosa abbia una struttura di linguaggio: una frase, un paragrafo, un capitolo e, dunque, anche un romanzo.

Arrivati a questo punto vi starete chiedendo: sì, ma come?! Ce lo siamo chiesti anche noi e siamo andati ad approfondire. 

GPT-3 ha un database pressoché infinito di informazioni e ha un numero elevatissimo di parole a sua disposizione, quello che manca è una guida su come utilizzarle. Per sfruttare al meglio le potenzialità del software, OpenAI lo rifinisce inserendo nel sistema i cosiddetti frame semantici, ossia dei contesti circoscritti in cui le parole (anche se sono le stesse) possono assumere significati più ampi. Ecco allora che le possibilità di comporre un testo come lo comporrebbe un essere umano, che sia prosa oppure poesia, diventano più che reali e i fatti lo dimostrano. 

GPT-3: le applicazioni pratiche

Come un bambino che deve essere nutrito, così i programmatori della tecnologia hanno “imbottito” GPT-3 di informazioni sempre più specifiche, attingendo anche a notizie quotidiane, trend esplosi sui social network, fanfiction, sceneggiature, pagine di Wikipedia, enciclopedie e quant’altro. Questo dà la possibilità all’intelligenza artificiale di crearsi un vero e proprio bagaglio culturale da cui attingere per la formulazione dei testi, tant’è che se ci provassimo, sarebbe complicatissimo (se non davvero impossibile) distinguere quelli prodotti da un cervello umano e quelli scritti da GPT-3. 

Ci siete già arrivati, vero?

Pensate a quante informazioni e notizie girano in rete ogni secondo, alcune vere e necessarie, altre totalmente fake e clickbait. Oggigiorno, le informazioni sono delle valute con cui i big del tech, ma anche imprese normali, costruiscono degli imperi e basta pochissimo per far cadere in trappola gli utenti, sia quelli più esperti, sia quelli non avvezzi alla tecnologia. Questo è stato uno dei motivi principali per cui GPT-3 non ha visto la luce per qualche tempo, temendo che alcuni ne potessero fare un utilizzo improprio. Sono passati quasi tre anni dalla sua invenzione e di cambiamenti ce ne sono stati tanti, in seguito anche alla crisi sociosanitaria dovuta alla Covid-19.

Ma la verità è che certe cose, in fondo, non cambiano mai. Ecco perché, che si tratti di una notizia interessante oppure no, che si tratti di informazione condivisa da tutti oppure di un link misterioso che giunge in privato, è fondamentale scavare a fondo e verificare i fatti prima ancora di crederci e ri-condividerli. E per quanto riguarda i romanzi, se ce ne saranno di più, ben venga. Ma saranno davvero all’altezza della creatività e della sensibilità umana? Probabilmente lo scopriremo presto.
O forse non ce ne accorgeremo mai.


Autore articolo

Sara Giovannoni

Sara Giovannoni

Redattrice

Copywriter pubblicitario, cinefila, nerd.
 Cerco di vivere la vita sempre con la curiosità e lo stupore di un bambino.
Amo scrivere delle cose che mi appassionano,
ecco perché spero di pubblicare, prima o poi, il mio libro sul Giappone.
 
Intanto keizoku wa chikara nari. 
Se volete, andate a cercare il significato!

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