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Keplero: da astronomo imperiale a figlio della strega. Fino a prova contraria

Il nostro viaggio nella vita privata del celebre scienziato e della storia di sua madre, Katharina

Keplero - accusa di stregoneria della madre

Nell’immaginario collettivo il nome di Giovanni Keplero (1571-1630) viene associato a sinonimi che incontrovertibilmente accostiamo a faccende squisitamente scientifiche ed astronomiche. Missioni spaziali, satelliti e progetti scientifici portano il nome dell’astronomo tedesco.

Keplero - ritratto

A Keplero dobbiamo una sistematizzazione della teoria copernicana dell’Universo sul piano non solo teorico, ma anche dimostrato attraverso le sue leggi.

Le tre leggi di Keplero descrivono matematicamente il moto dei pianeti attorno al Sole secondo orbite ellittiche. La sua intuizione del movimento su orbite ellittiche fu geniale pur non spiegandone la causa: intuì che il Sole esercitava sui pianeti un’azione che li vincolava alle loro orbite, ma non si chiese di che natura fosse tale forza. In ogni caso, le tre leggi di Keplero rappresentano un risultato fondamentale per la storia della meccanica celeste e furono la base degli studi successivi di Newton sulla gravitazione universale.

L’aspetto forse meno indagato e studiato di Keplero è quello pubblico, vale a dire la sua vita di astronomo di corte presso Praga, sotto l’egida di Rodolfo II, e al cospetto del suo grande maestro, l’astronomo Tycho Brahe. La corte di Praga fu per lui certamente una palestra di vita: gli offrì l’opportunità di confrontarsi con personaggi importanti del panorama culturale e scientifico del tempo, e soprattutto lo rese il prodotto più genuino di intellettuale rinascimentale a cavallo tra due secoli.

Il contesto storico-culturale in cui si mosse il nostro astronomo di corte certo fu davvero complesso. L’Europa tra Cinquecento e Seicento venne attraversata da diverse criticità: la Controriforma attuata attraverso il Concilio di Trento per arginare lo tsunami messo in atto dalla Riforma luterana; la Guerra dei Trent’anni; eventi atmosferici controversi e violenti che decretarono periodi di forte carestie, malattie e pestilenze.

Da sfondo a tutto ciò sta il contrasto religioso tra cattolici e protestanti, tra luterani e calvinisti, l’inquisizione, il clima di terrore scatenato dal Sant’Uffizio ma anche da ambienti protestanti estremamente ortodossi, che attraverso processi per stregoneria, che si concludevano quasi sempre con la messa a morte dei rei, esercitavano un potere sulla popolazione tanto di ordine morale, quanto politico.

La corte di Praga, in questo frangente complesso e ad alta tensione, rappresentò per un breve periodo di tempo, e non solo per Keplero, un’isola felice abbastanza distante sia geograficamente che culturalmente tanto dalla Roma del Papa, quanto dai governatori protestanti tedeschi.

L’imperatore Rodolfo II, nonostante i problemi di salute mentale che caratterizzarono soprattutto gli ultimi anni di vita, e dunque gli anni stessi in cui Keplero successe a Brahe nel ruolo di matematico imperiale, fu un grande mecenate. Il suo castello a Praga divenne una miniera di opere d’arte acquistate in tutta Europa, sede di una biblioteca molto prestigiosa, nonché luogo di incontro di idee, visioni e personaggi che saranno i protagonisti della rivoluzione scientifica come Brahe e Keplero.

Quest’ultimo, nonostante avesse avuto accesso ad un ambiente così prestigioso, non aveva origini blasonate ma, al contrario, molto umili. Furono sicuramente il merito e la sua spiccata propensione per le arti liberali, che lo caratterizzarono fin da bambino, a spianargli la strada verso tali ambienti.

Tuttavia, ad influire fu certamente anche l’ambiente in cui visse buona parte della sua infanzia di figlio di un mercenario imperiale e di una modesta contadina analfabeta, ossia la cittadina di Leonberg, nella regione del Württemberg, dove si trasferì con la famiglia all’età di quattro anni. In questa cittadina, infatti, estremamente organizzata e sotto l’egida del ducato luterano di Federico e Sibilla, si esercitavano arti come l’alchimia, disciplina che interessò anche le donne come la stessa Sibilla, donne a cui, nonostante la nobile nascita, erano comunque precluse le porte delle Università.

A Leonberg il giovane Giovanni Keplero venne ammesso alla scuola di latino; sempre in quella scuola ottenne una borsa di studio per Stoccarda; conseguentemente venne ammesso prima al collegio di Adelberg, poi a quello prestigiosissimo di Maulbronn. Infine, nel 1589 si iscrisse all’Università di Tubinga.

Tutto ciò gli fu permesso certo dai sacrifici della madre, Katharina, rimasta vedova, nel frattempo, di Heinrich Keplero, un uomo dai forti istinti e mercenario imperiale che più volte l’aveva lasciata sola e incinta per rincorrere i suoi sogni di libertà seguendo questo o quell’esercito, ma anche e soprattutto dall’ambiente della comunità luterana di Leonberg: un ambiente non solo altamente organizzato sul piano difensivo ed economico, ma dove gli affari giravano tanto nella casa del governatore, tanto nella chiesa con annessa scuola luterana, il cui edificio era simbolicamente e fisicamente attaccato al palazzo temporale.

Insomma la comunità luterana di Leonberg forgiava i suoi giovani, li seguiva, li sosteneva, ove era necessario, anche economicamente, e in tal senso ne decretava il successo, in una società borghese nascente e prodotto più genuino e autentico delle comunità luterane.

La madre, Katharina, vedova presumibilmente dal 1590, faceva la sua parte all’interno della comunità: provvedeva alla casa in cui ormai era rimasta sola e che era riuscita ad acquistare autonomamente al costo di 300 fiorini; lavorava i campi; pagava le sue tasse; cedeva le decime previste dal ducato e in tal senso contribuiva al mantenimento e all’integrità della città di Leonberg.

Si poteva dire che prossima ai settant’anni, se ci affidiamo ai calcoli di una data di nascita che non è certa, Katharina poteva stare tranquilla: i suoi tre figli viventi, due maschi, di cui uno era Giovanni, e una femmina sposata a un pastore luterano di un centro vicino, si erano sistemati. Giovanni si era sposato con un ricca vedova, Barbara Müller, conosciuta a Graz durante la sua permanenza come insegnante di matematica nella scuola per gli aristocratici.

Siamo nel 1615: Keplero si è già trasferito a Linz dopo la parentesi rosata di Praga, città che aveva dovuto lasciare in seguito alla morte di Rodolfo II e all’inizio della Controriforma. Nel frattempo aveva iniziato la sua corrispondenza con Galileo, discutendo le scoperte di quest’ultimo nella Dissertatio cum nuncio sidereo (1610), e aveva pubblicato il Mysterium Cosmographicum (1596), il De stella nova (1606), l’Astronomia nova (1609). In sostanza, il sogno della madre Katharina di vederlo avviato verso una carriera certa da pastore luterano era naufragato e ormai Giovanni stava divenendo uno dei sostenitori più acuti dell’eliocentrismo di Copernico.

Ma il 1615 arriva come una meteora a turbare la vita della famiglia: in quello stesso anno Katharina, vedova Keplero, madre dell’ormai famoso astronomo, è accusata di stregoneria nella casa del governatore di Leonberg.

La modalità con cui avvenne tale accusa fu formalmente scorretta: Katharina venne condotta, senza alcuna motivazione apparente, nella casa del governatore della città, tale Lukas Einhorn, in una afosa giornata di agosto. Il governatore Einhorn, famoso per la sua caccia alle streghe del posto intrapresa a partire dal 1614, subito dopo la sua nomina, fu indotto da tale Ursula Reinbold –  appartenente a una delle famiglie più influenti negli affari del ducato, i suoi fratelli, al tempo, ricoprivano rispettivamente impieghi ducali prestigiosi: uno come medico del fratello del duca Federico, l’altro amministratore delle foreste di Leonberg – a credere che Katharina fosse la responsabile delle infermità che la tormentavano da anni con dolori allucinanti.

Da questo momento ebbe inizio una spirale psicologica che risucchiò tutti i componenti della famiglia Keplero nel timore che, già solo il sospetto di stregoneria non ancora dimostrato attraverso una denuncia formale, gettasse un’onta su tutti loro.

Tra il 1615 e il 1620 il governatore Einhorn si impegnò nel raccogliere più testimonianze possibili per meglio istruire il processo contro Katharina Keplero.

Dall’istruttoria venne fuori il ritratto di una vecchia vedova sola, impegnata nella sua attività di guaritrice, nella preparazione di “intrugli” medicamentosi, che tuttavia divennero il fondamento dell’accusa. Durante i vari interrogatori in cui Katharina mantenne sempre un atteggiamento impassibile e lucido, dimostrando una forte capacità di connessione causale tra gli eventi testimoniati, furono evidenti alcuni elementi: la tendenza di Katharina nel considerare il mondo come un groviglio di forze tra loro interconnesse ed interdipendenti e la visione del mondo naturale come panteistico, imbevuto della forza vitale di Dio.

Quella panteistica era una visione del mondo naturale tipicamente rinascimentale, osteggiata dal luteranesimo, e Giovanni stesso fu il prodotto di questa educazione, essendo egli il prototipo del filosofo naturale rinascimentale, a metà tra due secoli, a metà tra due visoni del mondo: quello panteistico e vitalistico, e quello matematico e fisico del modello galileiano.

Nel 1620, sempre in un giorno caldo di inizio agosto, Katharina venne arrestata a casa della figlia Margaretha e condotta presso la prigione di Stoccarda, in attesa dell’eventuale tortura per la testimonianza.

Già all’inizio dell’estate di quello stesso anno Giovanni, che si trovava a Linz dove esercitava da matematico distrettuale, aveva scritto con impazienza al duca Giovanni Federico, insistendo sul diritto del primogenito dell’accusata di conoscere la natura delle testimonianze che presumibilmente inchiodavano Katharina. Inoltre, lo pregava di detenere la madre umanamente, concedendole un pasto sano per poter affrontare il processo. Dichiarava altresì, che si sarebbe occupato lui di darle assistenza nella difesa, compiendo così, fino in fondo, il suo dovere di figlio.

E così fece. Dal 1620 al 1622 Keplero, dopo aver ottenuto che la madre fosse spostata dalla prigione di Güglingen (piccolo centro in cui era stato trasferito il processo evitando che fosse celebrato a Leonberg) ad una piccola residenza dove comunque Katharina veniva incatenata e sorvegliata giorno e notte, egli riuscì a conversare molto con la madre, raccogliendo informazioni dettagliate e minuziose sui suoi accusatori e gli eventi che li avevano visti coinvolti.

Il risultato di ciò fu un’analisi capillare di tutte le testimonianze, trovando segni ovunque di illegittimità e inattendibilità. Inoltre, Keplero fece leva anche su questioni politiche: mise in luce, anche pubblicamente, le crepe nella gestione del ducato da parte dei governatori che agivano in maniera opposta a come avrebbe invece agito il duca Giovanni Federico in persona, impegnato all’estero nelle battaglie della Guerra dei Trent’anni. Erano decisamente parziali e la testimonianza di ciò fu proprio l’alto numero di condanne per stregoneria che interessarono il ducato tra il 1608 e il 1628. Se il duca non era in grado di assicurare la giustizia attraverso i sui funzionari, il suo diventava il regno dell’oscurità e del terrore.

Ma sicuramente ciò che decretò il successo finale della difesa di Keplero furono le sue conoscenze all’interno dell’Università di Tubinga, dove confluivano tutti gli atti dei processi per stregoneria, con l’obiettivo di ottenere un parere definitivo prima della condanna alla tortura e a morte. Ciò che Keplero conosceva bene erano i principi e le modalità della scienza giuridica, che seguiva gli assiomi e i ragionamenti razionali della matematica. Era in grado, quindi, di prevedere ciò che poteva accadere, se le testimonianze venivano presentate come inattendibili. Infatti, i sei professori giuristi di Tubinga si pronunciarono parzialmente a favore dell’imputata: secondo il loro giudizio le prove contro Katharina, così come dimostrava la difesa di Keplero, non erano abbastanza solide da giustificare la tortura. Allo stesso tempo non la assolvevano e consigliavano di portarla comunque davanti al boia per persuaderla a testimoniare. Era una finzione giuridica attraverso cui tutti i presunti colpevoli cedevano dopo giorni di prigionia e paura. Ma Keplero conosceva tale tecnica e sicuramente invitò la madre a non avere timore.

E così fu: Katharina non mostrò, come era successo fino ad allora, una lacrima o segni di cedimento davanti alle minacce del boia. La religione che pretendeva la sua testa, in realtà l’aveva fortificata a tal punto da renderla coraggiosa e fiera. Quella stessa religione che imponeva alle donne il pianto come segno di emotività e dolcezza, l’aveva resa invece capace di sopportare tutto senza versare una lacrima: “Non ho intenzione di confessare o ammettere alcunché. Anche se mi minacciaste in qualsiasi modo e mi strappaste via le vene dal corpo una dopo l’altra, non saprei che cosa ammettere”.

Sei giorni dopo Katharina venne liberata, dopo quattordici mesi di carcere e quasi 5 anni di tensione e sciacallaggio sociale da parte dei suoi accusatori.

La città di Leonberg venne condannata a risarcire lo Stato delle spese sostenute per istruire la causa e il processo. Il governatore Einhorn protestò immediatamente con la cancelleria di Stoccarda: c’era bisogno di evitare fino all’ultimo che questo verdetto macchiasse per sempre la sua giurisdizione e reputazione, concedendo alla famiglia Keplero di oltraggiarlo ulteriormente.

Ma il marchio della strega, fino a prova contraria, Katharina lo portò impresso fino alla sua morte, avvenuta poco dopo la sentenza, il 13 aprile del 1622. Tanto che i Keplero non riuscirono a tornare a Leonberg assieme alla vecchia madre.

La storia di Katharina è la storia di miriadi di altre donne del tempo: donne sole e vedove, molto anziane, guaritrici, autonome nel loro sostentamento e fiere. Non versavano lacrime. Ma Katharina credeva: credeva in ciò che aveva insegnato a suo figlio, credeva nella conoscenza che a lei era stata preclusa in quanto donna. E forse fu proprio questo a salvarla, aver educato il suo primogenito a cercare verità e conoscenza.

Queste sono state le donne che ci hanno mostrato la strada per l’emancipazione, che hanno resistito, forti della loro dignità forgiata nella preghiera e nella conoscenza e rispetto del mondo che Dio ci ha concesso.

Streghe, ma senza le scope che volano.

Bibliografia

Rublack U. (2020), L’astronomo e la strega, Hoepli, Lavis (TN)

Rossi P., (1977), Tradizione ermetica e rivoluzione scientifica, in Immagini della scienza, Editori Riuniti, Roma

Rossi P., (2002), I filosofi e le macchine. 1400-1700, Feltrinelli, Milano

Rossi P., (2003), I segni del tempo. Storia dell Terra e storia dele nazioni da Hooke a Vico, Feltrinelli, Milano

Lombardi A. M. (2020), Keplero. Una biografia scientifica, Codice Edizioni, Torino

Autore articolo

Serena Catallo - autore

Serena Catallo

Docente

Direttore di Future Brain, Presidente di Fondazione Heal, 
Dottore di ricerca in Studio dei testi filosofici, scientifici e letterari
dall’età moderna all’età contemporanea,
Docente di Filosofia e Storia. 
“Ogni ricerca, ogni idea, ogni visione è una
freccia a disposizione nella faretra del sapere”.

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